Copione 4 · chat e siti d’incontri
Truffe sentimentali.
È l’unico copione in cui il truffatore lavora per settimane prima di chiedere qualcosa. Quel tempo non è un dettaglio: è il suo investimento, ed è la ragione per cui, quando la richiesta arriva, non sembra una richiesta ma un favore tra due persone che si conoscono.
Chi ci casca non è ingenuo e non è solo anziano. Sono persone lucide, spesso reduci da un lutto, una separazione, un trasferimento — cioè in un momento in cui l’attenzione di qualcuno vale più di quanto dovrebbe.
Come comincia
Un contatto su un sito d’incontri, su Instagram, su Facebook, in un gruppo di vedove o di appassionati di qualcosa, perfino in un gioco. Il profilo è credibile ma sottile: poche foto, tutte bellissime, quasi nessun amico in comune, una storia che non si può verificare.
Le professioni ricorrono, e ricorrono per un motivo preciso: devono giustificare insieme la distanza, il denaro e l’impossibilità di incontrarsi.
- Militare in missione all’estero.
- Medico o infermiere per un’organizzazione umanitaria.
- Ingegnere su una piattaforma petrolifera o su una nave.
- Imprenditore in viaggio permanente, vedovo, con una figlia in collegio.
Le foto sono quasi sempre rubate a persone reali — spesso a militari o a modelli — che di solito non sanno nemmeno di essere il volto di una truffa.
La prima richiesta
Non arriva mai come un desiderio. Arriva sempre come un’emergenza, e sempre dopo che si è parlato di matrimonio, di venire in Italia, di vivere insieme.
«Mi hanno bloccato un pacco in dogana, sono duemila euro, te li restituisco appena arrivo.»
«Mia figlia è in ospedale e da qui non riesco a fare bonifici, non ho nessun altro a cui chiederlo.»
«Non sono i soldi, è che sei l’unica persona di cui mi fido.»
Se paghi, non finisce: si apre una seconda emergenza, poi una terza. Se non paghi, arriva il senso di colpa — la delusione, il silenzio, il ritorno. È un ciclo, non un episodio.
«Mi arriva un pacco al tuo indirizzo, lo rispedisci tu?» «Ti faccio arrivare un bonifico, poi lo giri a questo conto.» «Apri un conto a tuo nome, ci pensiamo dopo.»
Qui non stai perdendo denaro: stai diventando il canale attraverso cui passano i soldi di altri truffati, o merce comprata con carte rubate. Chi presta il proprio conto o il proprio indirizzo, anche in totale buona fede, si espone a un’accusa di riciclaggio o di ricettazione. Se è già successo, parlane con un avvocato prima di fare qualunque altra cosa.
La deriva: quando non chiedono più soldi ma li «fanno guadagnare»
È l’evoluzione più diffusa e la più costosa. Dopo settimane, la persona con cui parli smette di chiedere e comincia a raccontare: ha un metodo, un contatto, una piattaforma su cui investe da anni.
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Ti guida in un primo versamento piccolo
Duecento, trecento euro. Su un sito che ha l’aspetto di una piattaforma vera, con un cruscotto, dei grafici e un consulente dedicato.
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I numeri salgono
Ogni giorno il saldo cresce. Non è un investimento: è una pagina web, e i numeri li scrivono loro.
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Ti fanno prelevare
Ed è il passaggio decisivo. Chiedi di ritirare qualcosa e arriva davvero, in fretta. Da quel momento il dubbio è finito, ed è l’unico denaro che il truffatore spende: si sta comprando il tuo versamento grande.
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Versi molto di più
Risparmi, a volte un prestito, a volte l’ipoteca sulla casa. Chi ti segue è affettuoso e paziente, non ha nessuna fretta: ti sta accompagnando.
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Il muro
Quando chiedi di prelevare tutto, serve prima pagare qualcosa: una tassa, una commissione di conversione, un deposito antiriciclaggio, l’attivazione di un conto premium. Ogni pagamento fa comparire il pagamento successivo, e non finisce mai.
I segnali oggettivi
Sono segnali che si controllano, non impressioni.
Quasi certamente una truffa
- Nessuna videochiamata dal vivo, mai, con scuse sempre diverse.
- Sposta subito la conversazione fuori dalla piattaforma, su WhatsApp o Telegram.
- Dichiara amore molto presto e con formule che sembrano tradotte.
- Le foto compaiono altrove con un altro nome, cercandole con la ricerca inversa delle immagini.
- Ha sempre un motivo per non incontrarti, e il viaggio salta all’ultimo.
- Parla di investimenti, anche solo di sfuggita.
- Ti chiede di non parlarne con la famiglia.
Come si verifica
- Cerca le sue foto con la ricerca per immagini: se appartengono a un profilo con un altro nome, hai finito.
- Proponi una videochiamata adesso, senza preavviso, e chiedi un gesto preciso — una mano aperta, un numero con le dita.
- Copia una sua frase in un motore di ricerca: i copioni sono spesso identici parola per parola.
- Raccontalo a una persona di cui ti fidi. Chi ti sta truffando teme quella conversazione più di ogni altra cosa.
Esistono strumenti che sostituiscono il volto in tempo reale, e vengono usati. Restano però imperfetti: chiedi movimenti bruschi, di girarsi di profilo, di passarsi una mano davanti al viso, di scrivere su un foglio una parola che dici tu in quel momento.
Se stai capendo adesso che è successo a te
- Interrompi senza discutere. Non c’è niente da chiarire e non c’è nessuno con cui chiarirlo: la persona che credi di conoscere non esiste.
- Non annunciare che hai capito, non minacciare denuncia: serve solo a far sparire i profili prima che tu abbia fotografato tutto.
- Conserva ogni cosa — chat complete, foto, nomi, IBAN, indirizzi di portafogli, i siti su cui hai versato.
- Denuncia. Anche se ti sembra inutile: le somme confluiscono in circuiti che vengono ricostruiti solo mettendo insieme molte denunce.
- Non pagare nessuno che ti prometta di recuperare i soldi. Arriverà, spesso entro pochi giorni, e sarà la stessa organizzazione.
- Non affrontarlo da solo. La perdita affettiva è reale quanto quella economica, e va detta a qualcuno.
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Dove si segnala
Questo sito non raccoglie segnalazioni, non risponde a messaggi e non ha moduli di contatto. Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca.
Fonti
- Polizia di Stato — Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, campagne sulle truffe romantiche.
- Consob — avvertenze al pubblico sulle offerte abusive di servizi di investimento.
- Codice penale, artt. 640 (truffa) e 648-bis (riciclaggio) — per la posizione di chi presta il proprio conto.
Verificato il 19 agosto 2026