Copione 3 · WhatsApp
«Ciao mamma, ho cambiato numero.»
Nessun virus, nessuna tecnica, nessun dato rubato. Un numero sconosciuto, una figlia inventata e una frase sola. È la truffa più semplice in circolazione ed è tra le più redditizie, perché non attacca il telefono: attacca il riflesso di un genitore.
«Ciao mamma, mi si è rotto il telefono, questo è il mio numero nuovo. Salvalo 🙂»
Non c’è nome, non c’è foto del profilo, non c’è niente da verificare: e proprio per questo funziona. Sei tu a riempire i vuoti. Rispondi «Giulia?», e la truffa ha appena ricevuto gratis il pezzo che le mancava — il nome di tua figlia, che da quel momento userà.
Non fare mai tu il nome. Chi ti scrive davvero sa già chi è, e non ha bisogno che tu glielo dica. Rispondere con un nome è l’unico errore che rende possibile tutto il resto.
Come prosegue
Uno o due messaggi di ambientazione, quasi sempre nell’orario in cui una persona è al lavoro e ha meno tempo per pensare. Poi la richiesta, che non è mai grande abbastanza da sembrare assurda.
«Senti, con il telefono nuovo non riesco ancora ad accedere all’app della banca e devo pagare una cosa entro oggi. Puoi farlo tu? Ti giro tutto domani appena mi sbloccano l’accesso.»
«Ti mando l’IBAN. Grazie mille mamma ❤️»
Gli importi stanno quasi sempre tra le poche centinaia e i duemila euro: abbastanza da valere la pena, abbastanza poco da non far chiamare nessuno. L’IBAN è intestato a un nome che non conosci, e se lo fai notare la risposta è pronta: «è il conto del mio collega», «è la partita IVA del negozio», «è il conto di Marco, poi gli do i contanti».
Perché non ti chiama mai
Perché la voce è l’unica cosa che non sa falsificare a costo zero. Da qui la scusa obbligata, che compare in ogni variante del copione:
«Non posso chiamarti, il microfono di questo telefono non funziona.»
«Sono in riunione, ti scrivo appena posso.»
«Ho pochissima batteria, mando solo messaggi.»
Un telefono con il microfono rotto manda messaggi vocali? No. Ed è esattamente la richiesta che chiude la conversazione: «mandami un vocale». Non arriverà, o arriverà una voce che non è quella giusta.
Come si smonta, in venti secondi
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Chiama il vecchio numero
Quello che hai in rubrica da anni. Non risponde alla teoria del telefono rotto: se il telefono è rotto, il numero funziona lo stesso su un’altra scheda, e comunque sentirai la segreteria — che è già un’informazione.
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Fai una domanda che la risposta non si trova online
Non «come si chiama il cane» e non «dove siamo andati in vacanza»: sono su Facebook. Meglio qualcosa di banale e privato — cosa avete mangiato domenica, come si chiamava la maestra delle elementari, dov’è appeso un certo quadro in casa.
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Non annunciare il sospetto
Se scrivi «sei un truffatore», cambiano numero e riprovano con qualcun altro dei tuoi. Meglio non rispondere più, bloccare e segnalare il contatto dentro l’applicazione.
Le varianti dello stesso copione
- Il finto titolare o il finto capo. Arriva a un dipendente: «sono il dottor Rossi, ho cambiato numero, mi servono con urgenza dei buoni regalo per i clienti, li compri e mi mandi i codici fotografati». I codici delle carte regalo sono contanti: chi li legge, li ha spesi.
- Il finto amico su Telegram. Stesso schema, con la differenza che il nome utente può essere copiato quasi identico all’originale.
- Il furto dell’account. Un contatto vero — perché il suo account è già stato rubato — ti scrive: «ti ho mandato per sbaglio un codice a sei cifre, me lo rigiri?». Quel codice è la registrazione di WhatsApp con il tuo numero: se glielo mandi, perdi l’account e la truffa prosegue con i tuoi contatti.
Attiva la verifica in due passaggi nelle impostazioni di WhatsApp: aggiunge un PIN che il truffatore non ha, e rende inutile il furto del codice via SMS.
Stabilisci una parola d’ordine di famiglia. Una parola qualunque, decisa a voce, mai scritta in chat. Chi chiede soldi con urgenza da un numero nuovo la sa; nessun altro può saperla. Funziona anche per i nonni, ed è l’unica difesa che regge quando la voce viene imitata.
Il bonifico istantaneo è irrevocabile, ma il tentativo di richiamo va chiesto lo stesso e va chiesto subito. La procedura completa è qui: i soldi sono già partiti.
Continua
Dove si segnala
Questo sito non raccoglie segnalazioni, non risponde a messaggi e non ha moduli di contatto. Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca.
Fonti
- Polizia di Stato — Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, avvisi sulle truffe tramite messaggistica.
- WhatsApp — documentazione ufficiale sulla verifica in due passaggi e sul recupero dell’account.
- D.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11 — irrevocabilità degli ordini di pagamento.
Verificato il 19 agosto 2026