Copione 51 · animali
«Ci sono altre famiglie interessate: con una caparra glielo tengo.»
Roma, domenica 20 settembre 2026. Una ragazzina di tredici anni ha appena perso il suo gattino; con il padre cerca un cucciolo su un noto portale di annunci e trova un bassotto. La conversazione con la venditrice si sposta subito su WhatsApp, dove compare un secondo personaggio, che si presenta come suo marito: ci sono altri genitori interessati, e per bloccare il cane servono 250 euro di caparra, con un bonifico istantaneo. Arrivano foto, video, messaggi rassicuranti. Il giorno dopo il venditore è «dal veterinario» per il microchip: altri 250 euro. Poi la causale del secondo bonifico «è sbagliata», il microchip va intestato al padre e il pagamento andrebbe rifatto: al telefono il venditore promette di stornare il bonifico precedente e gli passa un uomo che si presenta come veterinario. Il padre non paga più e aspetta il rimborso. Arriva la contabile, con tanto di CRO; il rimborso no. Quando il padre gli scrive che, se è una truffa, andrà dai carabinieri, la risposta è: «È una truffa, vieni a cercarmi».
Perché il cucciolo è l’esca perfetta
Il meccanismo è quello di ogni annuncio falso: paghi prima una cosa che non vedrai mai. Ma un cucciolo cambia due cose. La prima è la fretta: un animale «va via», le altre famiglie aspettano, e la caparra sembra l’unico modo per non perderlo. La seconda è che, dopo il primo pagamento, ogni richiesta successiva si presenta come una necessità del cane: il microchip, la visita dal veterinario, la gabbia per il viaggio, la spedizione, la dogana. Non stai più comprando qualcosa: ti stai prendendo cura di un animale che senti già tuo. E dire di no, nel racconto che ti fanno, significa lasciarlo solo.
Il copione ha due forme. Nella prima il cucciolo è in vendita a un prezzo credibile, e la prima richiesta è una caparra. Nella seconda è «in regalo»: una famiglia che si trasferisce all’estero e deve affidare con urgenza un cane di razza, e l’unica spesa è la spedizione. Già nel 2015 la Polizia Postale descriveva il seguito, identico a quello di oggi: dopo il primo pagamento arrivano la visita veterinaria necessaria per spedire l’animale, la gabbia adatta al viaggio, le tasse doganali. A chi smette di pagare arrivano finti documenti secondo cui il cane è bloccato in dogana per colpa sua, carte intestate di uffici esteri che non esistono, e la minaccia che l’animale morirà e che la colpa sarà di chi non ha pagato.
Il copione, mossa per mossa
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Il contatto: l’annuncio, e subito WhatsApp
Un portale di annunci, un gruppo sui social, un sito di allevamento con belle foto. Le immagini possono essere di un altro cane, copiate da un altro annuncio, anche di un altro Paese. Al primo contatto la conversazione si sposta sul telefono, fuori dalla piattaforma, dove nessuno la modera e dove l’annuncio può sparire senza lasciare traccia. «L’annuncio non esiste più», ha risposto il venditore del bassotto al giornalista che lo ha richiamato, prima di chiudere la telefonata.
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Il pretesto: un cane vero, con una storia
Il venditore ha una storia pronta: la cucciolata appena svezzata, l’allevamento di famiglia, il trasferimento all’estero che costringe a darlo via. Manda foto e video, risponde con pazienza, e spesso non è solo: c’è un marito, un collega, un veterinario, un corriere. Ogni personaggio in più rende più credibile il primo, e ognuno porta con sé un pagamento in più.
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La leva: la fretta, poi l’affetto
Le altre famiglie in fila sono la leva della prima richiesta: se non paghi adesso, il cane va a un altro. Poi entra la leva più forte, l’affetto. Dal primo pagamento il cucciolo è già un pò tuo, e ogni nuova richiesta si presenta come fatta per il suo bene. È difficile dire di no al microchip o al veterinario di un cucciolo; è ancora più difficile quando chi te lo chiede lascia intendere che, senza, il cane resterà dov’è.
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L’isolamento: le richieste a rate
Nessuna richiesta è grande: 250 euro, poi altri 250, poi «solo» la differenza. Ognuna arriva con una spiegazione tecnica che non hai modo di controllare — la registrazione del microchip, la causale del bonifico, il documento per il viaggio — e con un’altra persona che la conferma. Il pagamento chiesto è un bonifico istantaneo, una ricarica, un trasferimento di denaro: metodi che una volta partiti non si annullano.
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Il canale irreversibile: la ricevuta del rimborso
La mossa più astuta arriva quando ti fermi. Per convincerti a pagare ancora, il venditore promette di restituirti il pagamento «sbagliato» e ti manda la prova: una contabile con il CRO, il codice che identifica un bonifico. Sembra un documento della banca; è un’immagine, e un’immagine la può comporre chiunque. Serve a farti fare il bonifico nuovo prima che tu ti accorga che quello vecchio non è mai tornato. E se non paghi più, la storia cambia tono: il cane bloccato, le spese che maturano, le minacce.
«Ci sono altre due famiglie interessate: se mi manda la caparra, il cucciolo è suo.»
«Sono dal veterinario per il microchip: servono altri 250 euro.»
«La causale è sbagliata, il microchip va intestato a lei: rifaccia il bonifico, il primo glielo storniamo.»
«Le ho mandato la contabile del rimborso, c’è anche il CRO.»
«Il cucciolo è fermo in dogana: se non paga le spese, la responsabilità è sua.»
Un cucciolo si vede prima di pagarlo. Non esiste una caparra «per bloccarlo» che valga il rischio: chi vende davvero un cane ti fa andare a conoscerlo, se può con la madre, e ti mostra i documenti. Se il cane non si può vedere, perché è lontano, all’estero o «già in viaggio», non c’è niente da bloccare.
Il microchip lo mette chi vende, prima di vendere. Nel Lazio, dove è successa la storia del bassotto, la legge regionale chiede di iscrivere il cane all’anagrafe canina entro sessanta giorni dalla nascita e comunque prima della cessione a qualsiasi titolo; in Lombardia entro trenta giorni, e comunque prima della cessione, anche se il cane è regalato. L’iscrizione si fa insieme all’impianto del microchip. Una richiesta di soldi per il microchip dopo la caparra non è una spesa: vuol dire che il cane, se esiste, ti viene ceduto fuori dalle regole. E per dare un’idea delle cifre: all’ASL Roma 1 microchip, iscrizione e documento costano 28 euro in tutto.
Una ricevuta non è un pagamento. Né la contabile di un rimborso né quella di un bonifico: sono immagini. Un rimborso si verifica sul proprio conto, e solo lì; e non si fa mai un pagamento nuovo in attesa che torni il vecchio.
Come si compra un cane senza cadere nel copione
Vai a vederlo. Un allevatore o un privato in buona fede ti fa conoscere il cucciolo e ti fa vedere il documento di iscrizione all’anagrafe con il numero del microchip; e accetta che tu paghi quando lo porti via. Per un cane che arriva da un altro Paese servono documenti in più, a cominciare dal passaporto europeo per animali da compagnia: un venditore serio te lo dice prima, non una spesa alla volta dopo la caparra. Chi ha sempre un motivo per non farti venire — è all’estero, è lontano, ha fretta, il cane è già dal corriere — ti sta dicendo tutto quello che ti serve sapere.
Non pagare altro, per nessuna ragione: né il microchip, né la dogana, né la «differenza» che servirebbe a sbloccare il rimborso. Le minacce che arrivano quando smetti — il cane che morirà, la responsabilità che ricade su di te, le spese che maturano — sono l’ultima parte del copione: la Polizia Postale le chiama per quello che sono, intimidazioni. Chiama subito la banca e chiedi il richiamo del bonifico, dicendo che si tratta di una truffa: se il conto di destinazione non è ancora stato svuotato, a volte si riesce a bloccare le somme.
Conserva l’annuncio, le chat, le foto, i numeri e soprattutto l’IBAN, e denuncia. L’IBAN è la traccia che porta a una persona reale. Nell’agosto 2026, a Sora, una donna aveva versato 500 euro di acconto per un cane da 950 venduto online, e il venditore era sparito: il commissariato ha ricostruito i movimenti fra diverse carte di pagamento e banche, anche estere, fino a identificare e denunciare il presunto responsabile.
Il cucciolo è la versione più emotiva del copione descritto in annunci e marketplace, con sopra il meccanismo di paga per incassare: ogni pagamento ne chiama un altro, e ognuno ha la sua ragione. E il conto su cui finiscono i soldi spesso non è quello del truffatore. Nel caso del bassotto gli investigatori dovevano ancora capire se l’intestatario dell’IBAN avesse avuto un ruolo, o se fosse stato usato come prestanome: è la figura descritta in il conto in prestito.
C’è un copione che comincia dall’altra parte: non da chi cerca un cucciolo, ma da chi ha perso il suo. Un avviso della Policía Nacional spagnola, ripreso il 1° ottobre 2026 dal quotidiano Canarias7, lo descrive così. Chi truffa trova i volantini per strada o gli annunci sui social, raccoglie le informazioni e le foto che il proprietario ha diffuso per ritrovare l’animale, poi lo contatta e dice di averlo trovato. Per essere creduto può mandare foto o video fatti con l’intelligenza artificiale a partire proprio da quelle foto. Convinto il proprietario, arriva la richiesta: un pagamento per riavere l’animale.
La polizia spagnola consiglia di verificare quello che racconta chi dice di avere l’animale, e di fargli una domanda di controllo che permetta di capire se lo ha davvero: le immagini, da sole, non bastano come prova. La domanda giusta riguarda un dettaglio che nel volantino non c’è, con lo stesso criterio descritto nella pagina sulla voce clonata e i video falsi: chi ha l’animale davanti risponde subito, chi ha solo le tue foto no. E prima di qualunque pagamento l’animale si vede, come il cucciolo. Se qualcuno chiede soldi per restituirtelo, non pagare e denuncia.
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Dove si segnala
Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.
Fonti
- Il Messaggero, Roma, 24 settembre 2026, «Ho comprato un cane bassotto online, versato due bonifici di 250 euro, ma era tutta una truffa», ripreso lo stesso giorno da Leggo — annuncio su un noto portale, conversazione spostata su WhatsApp, un secondo interlocutore presentato come marito della venditrice; caparra di 250 euro con bonifico istantaneo perché ci sarebbero stati altri genitori interessati; il giorno dopo altri 250 euro per il microchip; la causale «non corretta» e la richiesta di una nuova disposizione; un uomo qualificatosi come veterinario; una contabile bancaria di rimborso con il CRO; il rimborso mai arrivato; la frase «L’annuncio non esiste più» detta al giornalista; denuncia ai Carabinieri di Roma Talenti; accertamenti sull’IBAN e sull’ipotesi di un prestanome.
- Tempostretto, 25 gennaio 2015, «Regaliamo cuccioli di razza... attenzione è una truffa! I consigli della Polizia Postale» — il cucciolo «in regalo» per un trasferimento all’estero, con la sola spesa di spedizione; le richieste successive (visite veterinarie per spedire l’animale, gabbia adeguata, tasse doganali); falsi documenti sull’animale bloccato in dogana per causa della vittima, carte intestate di uffici esteri inesistenti, minacce sulla morte dell’animale; le minacce del truffatore scoperto come intimidazioni.
- Anagnia, 30 agosto 2026, «Sora, truffa online per la vendita di un cucciolo: denunciato un 30enne dalla Polizia di Stato» — cane in vendita online a 950 euro, acconto di 500 euro con bonifico, venditore irraggiungibile; il Commissariato di Sora ha ricostruito i movimenti fra diverse carte di pagamento e istituti bancari anche esteri e denunciato in stato di libertà il presunto responsabile.
- ASL Roma 1, «Iscrizione all’anagrafe canina» — legge regionale del Lazio 21 ottobre 1997, n. 34: iscrizione entro sessanta giorni dalla nascita o entro dieci giorni dall’acquisizione del possesso, e comunque prima della cessione a qualsiasi titolo, contestuale all’impianto del microchip, eseguito solo dai veterinari dell’ASL o dai liberi professionisti accreditati; costo all’ASL Roma 1 di 28 euro (15 per il microchip, 5 per la registrazione, 8 per il documento anagrafico); passaporto europeo ai sensi del regolamento (UE) n. 576/2013. ATS Brianza — legge regionale della Lombardia 30 dicembre 2009, n. 33: cuccioli identificati con microchip e iscritti all’anagrafe entro 30 giorni dalla nascita e comunque prima della loro cessione a qualsiasi titolo.
Verificato il 2 ottobre 2026