Copione 9 · ricatto e vergogna
Sextortion.
Un messaggio dice che c’è un video di te, ripreso dalla tua webcam, e che verrà mandato a tutti i tuoi contatti se non paghi entro poche ore. Nella grande maggioranza dei casi quel video non esiste. Nei casi in cui esiste, pagare non lo fa sparire.
Le due versioni
- Il ricatto di massa. Un’email dice di aver preso il controllo della tua webcam mentre guardavi un sito pornografico, e spesso mette in mostra una tua password vera per dimostrarlo. Quella password non viene dal tuo computer: viene da un elenco rubato anni fa a un sito qualunque e rivenduto da allora. Lo stesso identico messaggio è partito verso decine di migliaia di indirizzi. Non c’è nessun video, non c’è nessun accesso: c’è un elenco, e la speranza che una persona su mille paghi.
- Il ricatto mirato. Qui il materiale esiste davvero, ed è stato ottenuto durante una conversazione. Un profilo nuovo, molto attraente, che dopo poche battute sposta il discorso sul sesso e propone una videochiamata. Dall’altra parte spesso non c’è nessuno in diretta: è un video registrato che scorre. La tua parte, invece, viene registrata sul serio, insieme all’elenco dei tuoi contatti raccolto dal profilo pubblico.
Il copione, mossa per mossa
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Il contatto
Un’email arrivata a un indirizzo trovato in una fuga di dati, oppure un profilo che ti scrive per primo su un social o su un’app d’incontri. Nel secondo caso la conversazione è rapida e va subito in un’app privata, dove il profilo originale può sparire senza lasciare traccia.
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Il pretesto
«Ho un video.» Nella versione di massa la prova offerta è la vecchia password. Nella versione mirata la prova esiste, e te la mandano: uno o due fotogrammi, mai il file intero.
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La leva: la vergogna
E' l’unica vera arma del copione. Non minacciano un danno economico ma un danno sociale, e lo descrivono nel dettaglio: tua madre, il tuo capo, i tuoi colleghi. Più la descrizione è precisa, meno il ricattatore ha bisogno di possedere davvero qualcosa.
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L’isolamento: le ore
Ventiquattro ore, a volte quarantotto. Il contatore serve a impedire l’unica cosa che smonta il ricatto, cioè raccontarlo a qualcuno. Chi ne parla con un’altra persona entro la prima ora non paga quasi mai.
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Il canale irreversibile
Criptovalute, quasi sempre, con un indirizzo o un codice QR nel messaggio. A volte carte regalo o ricariche. Sono canali scelti perché il pagamento non si annulla e non si contesta: una volta partito, non esiste banca a cui chiederne la restituzione.
«Ho installato un software sul sito che stavi visitando. Ho la registrazione dello schermo e della tua webcam, affiancate.»
«Hai 48 ore. Il contatore è partito nel momento in cui hai aperto questa email.»
«So che questa password è tua. Devo continuare?»
«Paga e cancello tutto. Hai la mia parola, non ho interesse a rovinarti la vita.»
Non rispondere, in nessuna delle due versioni. Una risposta qualunque, anche un insulto, dimostra che l’indirizzo è attivo e che la persona ha reagito: è esattamente il segnale che fa passare il tuo nome dall’elenco di massa a quello dei bersagli buoni.
Non pagare. Nel ricatto di massa paghi per un file che non esiste. Nel ricatto mirato paghi per una promessa fatta da chi ha appena dimostrato di essere disposto a ricattarti: il pagamento non chiude la faccenda, la riapre a distanza di settimane con una richiesta più alta.
Conserva tutto prima di bloccare: schermate del profilo, del messaggio, dell’indirizzo di pagamento e delle date. Poi blocca e segnala il profilo alla piattaforma.
Se la password mostrata nell’email è una che usi ancora da qualche parte, cambiala subito ovunque, cominciando dall’email.
Perché pagare non chiude niente
Chi ricatta non vende un servizio di cancellazione: vende il silenzio, che è una merce che può rivendere infinite volte. Il primo pagamento non è la fine della vicenda, è la prova che il metodo funziona su di te. La richiesta successiva arriva a distanza di tempo, spesso da un contatto diverso, e con una cifra maggiore.
Nella versione di massa, poi, non c’è proprio niente da cancellare: paghi per far sparire un file che nessuno ha mai avuto.
La legge italiana punisce sia l’estorsione sia la diffusione senza consenso di immagini o video sessualmente espliciti, e li punisce a prescindere da come il materiale sia stato ottenuto: il fatto che tu abbia accettato di riprenderti non toglie niente al reato di chi lo diffonde o minaccia di diffonderlo.
Il Garante per la protezione dei dati personali riceve segnalazioni preventive da chi ha fondato motivo di temere la diffusione di immagini intime, e può attivarsi presso le piattaforme prima che il materiale circoli. E' un canale che esiste proprio per i casi in cui la minaccia è arrivata ma la pubblicazione non c’è ancora stata.
Denuncia: Polizia di Stato, Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica. Segnalazione preventiva: Garante per la protezione dei dati personali.
Se la persona ricattata ha meno di diciotto anni, il quadro cambia del tutto: non si tratta più soltanto di estorsione, e la denuncia va fatta subito, senza aspettare e senza trattare in nessun modo con chi ricatta.
Un ragazzo che riceve un ricatto di questo tipo teme la reazione dei genitori più della diffusione stessa, ed è su quella paura che il copione fa leva. Chi se ne accorge da adulto ha una cosa sola da fare per prima: togliere di mezzo la vergogna, perché è l’unico ingranaggio che tiene in piedi tutto il resto.
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Dove si segnala
Questo sito non raccoglie segnalazioni, non risponde a messaggi e non ha moduli di contatto. Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca.
Fonti
- Codice penale, art. 629 — estorsione.
- Codice penale, art. 612-ter — diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti.
- Codice in materia di protezione dei dati personali, art. 144-bis — segnalazione al Garante per il rischio di diffusione di immagini intime.
- Polizia di Stato — Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, avvisi sui ricatti a sfondo sessuale.
Verificato il 25 agosto 2026