Copione 11 · annunci di casa
Affitti e case vacanza che non esistono.
L’appartamento è perfetto e costa meno degli altri. Il proprietario è fuori per lavoro e non può farti visitare, ma se mandi la caparra tiene la casa per te. Le foto sono vere: sono solo di una casa che non è sua.
Da dove vengono le foto
Quasi sempre da un altro annuncio, copiato per intero: stesse stanze, stessa luce, a volte lo stesso testo con due parole cambiate. A volte vengono da un annuncio di vendita di anni prima, o da una casa vacanza vera che in quel momento è regolarmente affittata a qualcun altro.
E' per questo che l’annuncio regge alla prima occhiata: perché la casa esiste davvero. Quello che non esiste è il rapporto fra la casa e la persona che ti sta scrivendo.
Il copione, mossa per mossa
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Il contatto
Un annuncio su un portale immobiliare o su un gruppo social, oppure la deviazione di una trattativa vera fuori dalla piattaforma su cui era nata. Il primo messaggio è lungo, cordiale, scritto meglio del previsto.
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Il pretesto: la distanza
Il proprietario è all’estero, ha ereditato la casa, si è trasferito per lavoro, è un militare o un medico in missione. La distanza serve a spiegare due cose insieme: perché non puoi visitare l’immobile e perché devi pagare prima di vederlo.
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La leva: il prezzo e la coda
Il canone è sotto mercato del venti o trenta per cento, mai del novanta: deve essere un affare, non un’assurdità. E c’è sempre qualcun altro interessato che ha già chiesto le coordinate.
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L’isolamento: fuori dalla piattaforma
«Scriviamoci in privato, così evitiamo le commissioni.» La conversazione si sposta su una chat, dove non esistono valutazioni, storico delle prenotazioni né un servizio clienti a cui rivolgersi. Chi propone di uscire dalla piattaforma sta chiedendo di togliere di mezzo l’unico testimone.
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Il canale irreversibile
Caparra con bonifico, spesso istantaneo, a volte ricarica o criptovaluta. Il bonifico istantaneo è il punto esatto in cui la vicenda smette di essere recuperabile: è definitivo per costruzione, e non ha lo storno delle carte.
«Purtroppo sono all’estero per lavoro e non posso farle visitare l’appartamento di persona.»
«Ho altre due richieste, ma preferisco darla a una famiglia. La blocco per lei con la caparra.»
«Le mando io il contratto firmato e le chiavi tramite corriere assicurato.»
«Facciamo fuori dal sito così risparmiamo entrambi la commissione.»
Le foto. Una ricerca per immagini sulle foto dell’annuncio: se le stesse stanze compaiono in un altro annuncio, in un’altra città o in una vendita di tre anni fa, hai finito qui, e ti è costato un minuto.
La diretta. Chiedi una videochiamata dentro casa e, mentre siete collegati, chiedi di inquadrare una cosa che scegli tu in quel momento: il pianerottolo, la vista dalla finestra della cucina, l’interno del frigorifero. Un video registrato in anticipo non può rispondere a una richiesta improvvisata. Chi ha la casa lo fa in trenta secondi; chi non ce l’ha trova una scusa.
L’identità e l’indirizzo. Verifica che il civico esista e corrisponda alle foto, e che chi scrive sia il proprietario. Se c’è di mezzo un’agenzia, l’agenzia si controlla per conto proprio, cercandola tu: sede, recapiti, iscrizione. Mai attraverso i riferimenti forniti nella conversazione.
Le tre verifiche qui sopra servono contro il proprietario che «non può farti visitare». Ma la visita, da sola, non prova niente, e lo hanno scoperto nell’estate del 2026 due ragazze di ventitré anni a Londra, come ha raccontato una di loro sul Daily Mail. L’appartamento esisteva: una giovane donna lo ha fatto visitare a una delle due, rispondendo a ogni domanda su arredi e bollette, e all’uscita altre persone aspettavano di vederlo. L’offerta è stata accettata; hanno mandato estratti conto, passaporti e prove di reddito per le «verifiche», l’agente dava aggiornamenti con i messaggi vocali su WhatsApp, e il contratto — quaranta pagine, da firmare con un servizio di firma elettronica, con tanto di testimone — sembrava quello di qualunque agenzia. Hanno pagato 4.700 sterline, deposito e primo mese, con un bonifico sul conto di una società. Il giorno del trasloco non rispondeva più nessuno. Alla porta hanno trovato chi ci abitava davvero: aveva messo la casa su una piattaforma di affitti brevi, e i truffatori l’avevano prenotata per due giorni, il tempo di farla visitare. La settimana prima si era presentata un’altra ragazza, con la stessa storia. Loro sono riuscite a recuperare i soldi, cosa che non è affatto garantita.
La visita dimostra che la casa esiste, non che chi te la mostra abbia il diritto di affittarla. Quello che va verificato è chi firma: il proprietario, o un’agenzia che hai trovato e controllato tu. E il conto su cui paghi deve essere intestato a lui: è il momento in cui serve il controllo sul nome del beneficiario, qui sotto. I documenti che ti chiedono per le «verifiche», poi, valgono quanto la caparra: passaporto, estratti conto e buste paga nelle mani sbagliate servono ad aprire conti e chiedere prestiti a tuo nome. Nel Regno Unito, secondo i dati del ministero dell’Interno, nel 2024 sono state denunciate quasi cinquemila truffe sugli affitti in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, per quasi nove milioni di sterline.
Perché la caparra non torna indietro
Qui c’è una distinzione che conviene avere chiara prima di pagare, non dopo. Le tutele sulle operazioni non autorizzate valgono quando qualcuno muove denaro dal tuo conto senza di te. La caparra per una casa inesistente è un’altra cosa: l’hai disposta tu, con le tue credenziali, in favore di un beneficiario che hai indicato. Formalmente è un’operazione autorizzata, e la banca non è tenuta a rimborsarla.
Resta una possibilità concreta, e dipende dalla velocità: se il conto di destinazione non è ancora stato svuotato, una richiesta immediata di richiamo del bonifico può bloccare le somme. Si misura in ore, non in giorni.
Dal 9 ottobre 2025, per i bonifici in euro, la banca deve verificare che il nome del beneficiario corrisponda all’IBAN indicato e avvisarti se non corrisponde. E' un controllo che nasce contro questo genere di copione: se stai per mandare la caparra a un intestatario diverso da quello con cui hai trattato, l’avviso compare prima della conferma.
Vale la pena leggerlo invece di scavalcarlo. E' l’ultimo punto della procedura in cui il denaro è ancora tuo.
Chiama la banca nell’immediato e chiedi il richiamo del bonifico, indicando che si tratta di una truffa. Chiedi che la richiesta sia messa per iscritto e fatti dare un riferimento.
Conserva l’annuncio, la conversazione per intero, il nome e l’IBAN del beneficiario, e presenta denuncia. L’IBAN è l’elemento più utile: è l’unico che collega la vicenda a una persona reale.
Il resto della procedura è qui: i soldi sono già partiti.
Continua
Dove si segnala
Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.
Fonti
- Codice penale, art. 640 — truffa.
- D.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11 — operazioni di pagamento non autorizzate e responsabilità del prestatore di servizi.
- Regolamento (UE) 2024/886 — verifica della corrispondenza fra nome del beneficiario e IBAN, applicabile dal 9 ottobre 2025.
- Polizia di Stato — Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, avvisi sugli annunci immobiliari falsi.
Verificato il 25 settembre 2026