Copione 6 · annunci e usato
Annunci, usato e spedizioni.
Qui esiste una variante che sorprende quasi tutti: la truffa colpisce più spesso chi vende che chi compra. Chi compra sta attento per istinto; chi vende è contento di aver venduto, e quella è la porta.
Variante 1 — a danno di chi compra
L’annuncio ha un prezzo più basso del giusto ma non assurdo, le foto sono buone, e il venditore chiede subito di spostarsi su WhatsApp: fuori dalla piattaforma non ci sono né tutele né tracce.
- Chiede una caparra per «tenere l’oggetto», o l’intero importo con ricarica su carta prepagata.
- Manda un codice di spedizione che porta a un sito di tracciamento fatto apposta, dove il pacco risulta sempre in transito.
- Ha una scusa geografica: è all’estero per lavoro, l’oggetto lo spedisce un familiare, «paghi e le mando le chiavi».
- Per case e affitti brevi: fotografie prese da un altro annuncio, prezzo interessante, caparra richiesta prima di qualunque visita.
Pagare con strumenti che si possono contestare, e mai con ricariche o bonifici istantanei verso sconosciuti. Restare dentro il sistema di pagamento protetto della piattaforma, anche quando il venditore offre uno sconto per uscirne — quello sconto è il prezzo della tutela che stai rinunciando. Per gli immobili, nessuna caparra prima di aver visto la casa e verificato chi la affitta.
Variante 2 — a danno di chi vende
È la più diffusa e la più subdola, perché ribalta i ruoli: chi ti scrive vuole comprare, non chiede sconti, a volte offre di più per avere la precedenza. Poi dice di aver già pagato e ti manda un link «per incassare».
«Ho pagato con il servizio protetto, ti arriva il corriere domani. Per ricevere l’accredito devi solo inserire i dati della tua carta su questa pagina, così sanno dove versarti i soldi.»
Quella pagina è una pagina di pagamento in uscita, non di incasso. Inserisci il numero della carta, arriva il codice usa e getta, lo confermi — e stai autorizzando un addebito, non un accredito.
Ricevere denaro è un’operazione passiva. Per essere pagato serve solo il tuo IBAN, o l’identificativo del tuo profilo sulla piattaforma. Mai il numero della carta con la scadenza e il codice sul retro, mai un PIN, mai un codice usa e getta, mai un’operazione allo sportello bancomat.
Se per «incassare» ti viene chiesto di fare qualcosa, non stai incassando: stai pagando.
La versione allo sportello è la stessa cosa con un altro schermo: al telefono ti guidano al bancomat «per abilitare la ricezione», ti fanno inserire la carta e digitare l’importo che sta ricevendo. Quell’importo lo stai versando tu, e i bancomat non hanno nessuna funzione per ricevere denaro da un privato.
Variante 3 — il finto assistente della piattaforma
Poco dopo aver pubblicato un annuncio ricevi un messaggio dal «servizio clienti» del sito: un problema con l’inserzione, una verifica dell’identità, un rimborso da sbloccare, un QR da inquadrare per confermare la spedizione. Nessuna piattaforma contatta gli utenti su WhatsApp, e nessuna chiede dati di pagamento per risolvere un problema tecnico.
Il QR merita attenzione a parte: inquadrarlo può aprire una pagina di pagamento già compilata, oppure autorizzare un’operazione dentro l’app della banca. Prima di confermare qualunque cosa, leggi che cosa c’è scritto sullo schermo: se compare un importo in uscita, quello è il tuo denaro.
Le altre trappole intorno alla consegna
- Il finto corriere che ritira contanti. Non esiste nessun servizio in cui un corriere passa a prendere denaro per conto di una banca, di una piattaforma o di un venditore.
- Il pagamento alla consegna «già effettuato». Una ricevuta inviata per messaggio non è un pagamento: si controlla sul proprio conto, e solo lì.
- Il pacco spedito a un tuo indirizzo da rispedire altrove. Non è un favore: è merce comprata con carte rubate che passa attraverso di te. Chi accetta si espone a un’accusa penale.
- L’annuncio di lavoro dentro la piattaforma. «Guadagna mettendo like» o «scrivi recensioni»: le prime piccole somme arrivano davvero, poi viene chiesto di anticipare denaro per sbloccare i compiti. È lo stesso schema delle finte piattaforme d’investimento.
Dal 9 ottobre 2025, prima di confermare un bonifico in euro, la banca controlla se il nome del beneficiario corrisponde all’intestatario dell’IBAN. Se stai pagando un privato che dice di chiamarsi in un modo e l’avviso dice che il nome non corrisponde, fermati: non è un disguido tecnico.
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Dove si segnala
Questo sito non raccoglie segnalazioni, non risponde a messaggi e non ha moduli di contatto. Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca.
Fonti
- Polizia di Stato — Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, avvisi sulle truffe negli annunci online.
- Regolamento (UE) 2024/886 — verifica del beneficiario nei bonifici in euro, applicabile dal 9 ottobre 2025.
- D.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11 — autorizzazione delle operazioni di pagamento.
- Codice penale, art. 648 — ricettazione, per la posizione di chi riceve e rispedisce merce.
Verificato il 19 agosto 2026