Copione 43 · generosità

«Ogni euro va direttamente alle famiglie colpite dall’alluvione.»

Tutte le truffe di questo sito lavorano sulla paura o sul guadagno. Questa lavora sulla cosa migliore che hai: la voglia di aiutare. Non deve convincerti che sia successo qualcosa, perché lo hai visto al telegiornale. Deve solo mettersi fra te e chi ha bisogno, e ha poche ore per farlo: quelle in cui la notizia è in prima pagina e tutti vogliono fare qualcosa subito. Una pagina con le foto vere del disastro, un nome che ricorda un’organizzazione conosciuta, un IBAN, un pulsante. I soldi arrivano davvero. Solo che non arrivano a nessuno che sia stato colpito.

Il copione più veloce, perché il pretesto lo mette la realtà

In ogni altra pagina il truffatore deve costruire una storia credibile: un conto bloccato, un nipote nei guai, un pacco fermo. Qui la storia è vera ed è ovunque. L’alluvione c’è stata, il terremoto c’è stato, le immagini sono quelle. Il lavoro del truffatore si riduce a una cosa sola: farsi trovare nel momento in cui cerchi dove donare, o arrivarti prima che tu lo cerchi. Le pagine nascono nelle prime ore, quando le organizzazioni vere sono impegnate a soccorrere e non ancora a comunicare. I nomi sono scelti per somigliare: la stessa parola dell’ente vero con un aggettivo in più, la sigla giusta con un dominio diverso, un «comitato» o una «onlus» che non esiste. Altre volte l’ente vero viene copiato e basta: stessa grafica, stesso logo, IBAN diverso.

E c’è la variante più piccola e più crudele: la raccolta per una famiglia precisa, con il nome della vittima preso dai giornali, aperta da uno sconosciuto su una piattaforma di raccolta fondi. La famiglia lo scopre dopo, quando qualcuno le chiede se i soldi sono arrivati.

Il copione, mossa per mossa

  1. Il contatto

    Un post sui social condiviso da un amico, un annuncio a pagamento, un SMS con un numero «solidale», un’email, una telefonata, una persona alla porta con una pettorina. A volte è la pagina stessa a farsi trovare: quando cerchi «donazioni alluvione», i primi risultati sono annunci a pagamento, e un annuncio lo può comprare chiunque.

  2. Il pretesto

    L’emergenza vera, raccontata con le immagini vere. Non c’è niente da inventare e niente da verificare: è tutto sui giornali. L’unica cosa inventata è chi raccoglie.

  3. La leva: la compassione, con una scadenza

    «Nelle prime 48 ore ogni minuto conta.» È vero per i soccorsi, ed è la frase che ti impedisce di controllare. Donare in fretta sembra la cosa giusta, e più è in fretta più ti senti utile: è l’unico copione in cui la fretta ti fa sentire una persona migliore.

  4. L’isolamento

    Qui non serve tenerti al telefono: basta non lasciarti il tempo. La pagina è fatta per chiudere in un minuto, con il pulsante e l’importo già proposto. Se è un amico ad averla condivisa, la verifica sembra già fatta da lui. Non lo è: ha condiviso in fretta anche lui.

  5. Il canale irreversibile

    Un bonifico a un IBAN che è di una persona, non di un ente. Un pagamento con PayPal «fra amici e familiari», che non ha protezione e non ha commissioni, «così arriva tutto». Criptovalute, carte regalo, contanti alla porta. Le organizzazioni vere accettano tanti modi di donare: chi ne accetta uno solo, e proprio quello che non si può richiamare, ha scelto quel modo per un motivo.

Lo dice così

«Ogni euro va direttamente alle famiglie, senza intermediari.»

«Dona ora: nelle prime 48 ore ogni minuto conta.»

«Siamo i volontari della Protezione Civile, passiamo casa per casa a raccogliere.»

«Manda con PayPal come "amici e familiari", così non paghi le commissioni e arriva tutto.»

«Raccolta fondi per la famiglia di [nome della vittima]: condividi, per favore.»

La regola, e non ha eccezioni

Si dona a chi si è scelto prima, non a chi si è presentato dopo. L’organizzazione la cerchi tu, scrivendo il nome esatto e andando sul suo sito ufficiale, e l’IBAN lo prendi da lì, mai da un messaggio, da un post o da un annuncio. Se un amico ti manda una raccolta, ringrazialo e vai a cercare da solo dove donare per quella stessa emergenza: se la raccolta è vera la ritrovi, se non la ritrovi hai la risposta.

Un ente si verifica in un registro pubblico, non in una pagina. Gli enti del Terzo settore italiani sono iscritti al RUNTS, il registro unico nazionale tenuto dal Ministero del Lavoro, consultabile da chiunque: nome esatto, codice fiscale, sede. Un ente iscritto rilascia una ricevuta valida per la detrazione fiscale: chiederla è una verifica che non offende nessuno.

Nessuna organizzazione vera accetta solo contanti, carte regalo, criptovalute o pagamenti «fra amici». E nessuna passa casa per casa a raccogliere denaro nelle ore dopo un disastro: chi bussa con una pettorina si tratta come chiunque altro bussi.

Perché ci cascano proprio le persone migliori

Perché la difesa che serve qui è un gesto che, in quel momento, sembra meschino: fermarsi a controllare mentre la gente ha bisogno. Il copione conta esattamente su questo. Ma la generosità non ha una scadenza di 48 ore: le organizzazioni vere raccolgono per mesi, la ricostruzione dura anni, e un bonifico fatto domani sul conto giusto vale più di uno fatto adesso sul conto sbagliato. Chi ha davvero bisogno non lo sa nemmeno, che stai donando: non è a lui che stai dicendo di no se aspetti un’ora.

Vale anche l’altra domanda di questo sito: perché proprio a me? Le raccolte vere non ti scrivono in privato e non ti telefonano; sono lì, e ci vai tu. Chi ti cerca, in una emergenza, ti sta cercando per un motivo suo.

Se hai già donato

Se hai fatto un bonifico, chiama la banca e chiedi il richiamo, spiegando che il beneficiario si è presentato con un’identità falsa; mettilo per iscritto. Se hai pagato con carta, contesta l’operazione all’emittente. Con PayPal «amici e familiari» non c’è una procedura di protezione dell’acquisto, ma la segnalazione va fatta lo stesso: serve a bloccare il conto che riceve. Per criptovalute e contanti non c’è richiamo.

Denuncia alla Polizia di Stato con la pagina, l’IBAN, gli screenshot. Segnala la pagina alla piattaforma su cui gira e a chi te l’ha condivisa, che probabilmente la sta ancora condividendo. E se il nome usato è quello di un’organizzazione vera, avvisala: è lei che può far chiudere la pagina in fretta.

Quando non è un disastro

Lo stesso copione gira tutto l’anno, a bassa intensità: la finta adozione a distanza, il cane malato con la foto rubata, il «bambino da operare» con una storia copiata, la raccolta natalizia dell’associazione mai esistita, la telefonata dell’ente benefico conosciuto che «rinnova il sostegno» e chiede la carta. La velocità cambia, la struttura no: chi raccoglie non lo hai scelto tu, il pagamento è quello che non torna indietro, e la verifica sul registro non la fa nessuno perché sembra brutto farla.

Dove si segnala

Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.

Dove e come segnalare →

Fonti

Verificato il 19 settembre 2026