Copione 52 · il telefono

«Ho perso il telefono: mi serve una SIM nuova, con il mio numero.»

Il 1° ottobre 2026 il sito cileno El Informador ha ripreso le spiegazioni date a Radio Bío Bío da un docente della Facoltà di Comunicazione dell’Universidad de los Andes su una truffa che non passa da te. Qualcuno chiede all’operatore telefonico un duplicato della tua SIM; quando lo riceve, la tua perde la connessione e il telefono non serve più a chiamare. Da quel momento i messaggi di verifica della banca arrivano a lui, e con quelli si reimpostano le password del conto. In Cile, nel 2026, l’autorità delle telecomunicazioni ha raccolto circa 700 reclami per portabilità del numero che il titolare non riconosceva. In Italia il copione è noto da anni: nel 2018 la Polizia Postale di Catania ha arrestato quattordici persone accusate di usarlo per svuotare i conti online di clienti in varie parti d’Italia, e nel 2021 l’AGCOM, l’autorità per le comunicazioni, ha cambiato le regole per la sostituzione delle SIM dopo aver registrato «un aumento preoccupante di segnalazioni» di sostituzioni fatte all’insaputa del titolare.

Il copione lo recitano a un altro

In quasi tutte le pagine di questo sito il truffatore deve convincere te. Qui no. Chi va convinto è l’addetto di un negozio del tuo operatore, o il servizio clienti: davanti ha una persona con un documento d’identità intestato a te, che chiede una cosa ordinaria. Una SIM nuova perché la vecchia è persa, rubata o guasta; oppure il passaggio del numero a un altro operatore. Se la richiesta passa, il tuo numero si sposta sulla scheda che ha in mano lui. Il tuo telefono resta acceso e il wi-fi funziona, ma non chiama più e non riceve più SMS: tutto quello che arriva al tuo numero arriva a lui.

Non è una truffa in cui qualcuno, all’improvviso, ti clona la SIM e basta: lo ha sottolineato anche il docente cileno. Per presentarsi al tuo posto servono i tuoi dati, e quelli arrivano prima, spesso da un altro copione.

Il copione, mossa per mossa

  1. Il contatto: prima i tuoi dati

    Un SMS o un’email con un link, una pagina che imita quella della banca, una telefonata di qualcuno che si presenta a nome di un ente di cui ti fidi. Il segnale, secondo il docente cileno, è la quantità: una pagina che chiede tutti insieme il numero di cellulare, una password e i tuoi dati personali chiede troppo. A Catania la banda si procurava con tecniche di hacking i dati anagrafici delle vittime, il loro numero di telefono e le credenziali dell’home banking, e solo dopo andava dal rivenditore.

  2. Il pretesto: la SIM persa, rubata o guasta, o il cambio di operatore

    Al negozio la richiesta è di quelle che si sentono tutti i giorni. Ho perso il telefono, me l’hanno rubato, la scheda non funziona più; oppure voglio passare a un altro operatore tenendo il mio numero. Sono proprio i casi in cui, nel 2021, l’AGCOM registrava sostituzioni fatte senza che il titolare ne sapesse niente: il passaggio ad altro operatore, il presunto furto, il deterioramento della scheda. A Catania chi recitava la parte si presentava dal rivenditore con un documento d’identità falso intestato alla vittima.

  3. La leva: un’operazione di routine

    Qui non c’è paura né fretta da creare. Per chi sta al bancone sostituire una SIM è un’operazione di routine, e il documento porta il nome giusto. Nella delibera del 2021 l’AGCOM annotava anche una debolezza che non dipende dal truffatore: i dati personali dei clienti non erano separati in modo adeguato dall’accesso dei titolari dei punti vendita, e l’operatore non riusciva a controllarne facilmente l’operato.

  4. L’isolamento: il telefono senza linea

    Quando la SIM nuova si attiva, la tua si spegne. È la mossa che toglie di mezzo te: le telefonate e gli SMS con cui la banca potrebbe cercarti, o chiederti una conferma, arrivano a lui. E il segnale che ricevi è ambiguo: il telefono è acceso, il wi-fi di casa funziona, sullo schermo compare «Nessun servizio». Sembra un guasto della rete. A Catania, secondo la ricostruzione della Polizia Postale, le vittime si accorgevano che la SIM non funzionava ma di solito non lo collegavano a una truffa in corso; e i tempi erano così brevi che non riuscivano ad attivare in tempo le protezioni.

  5. Il canale irreversibile: per la banca, il titolare è chi ha il numero

    Con il tuo numero, il resto è veloce. Il docente cileno lo descrive così: cominciano a reimpostare le password della banca, usando i codici di verifica che arrivano per SMS. A Catania, il più delle volte, la banda telefonava all’assistenza della banca presentandosi come il titolare del conto, rispondeva alle domande di sicurezza e si faceva reimpostare le credenziali. Poi bonifici e ricariche di carte prepagate verso conti aperti da complici e prestanome, per far perdere la traccia dei soldi.

Lo dice così

«Mi hanno rubato il telefono con la SIM dentro. Ecco la denuncia: mi serve una scheda nuova, con lo stesso numero.»

«La SIM non funziona più, me la sostituisce?»

«Vorrei passare a voi, mantenendo il mio numero.»

«Sono il titolare del conto. Ho cambiato telefono e non riesco più a entrare: mi mandate un codice per reimpostare la password?»

«Per completare la verifica ci servono il suo numero di cellulare, la password e un documento.»

La regola, e non ha eccezioni

Un telefono che perde la linea all’improvviso non è un guasto finché non hai controllato. Se compare «Nessun servizio» o «Solo chiamate di emergenza» senza una ragione — non sei in una galleria, chi è accanto a te prende — chiama subito il tuo operatore da un altro telefono e chiedi se sul tuo numero è stata fatta una sostituzione della SIM o una richiesta di portabilità. Se sì, falla bloccare, e subito dopo chiama la banca al numero che hai sul retro della carta. Riavviare il telefono e aspettare che passi è proprio il tempo che serve a chi ha il tuo numero.

L’SMS del tuo operatore su un cambio di SIM che non hai chiesto non è un messaggio automatico da ignorare. Dalla fine del 2022 gli operatori, prima di sostituire una SIM, devono mandare al numero un SMS che avvisa della richiesta e chiede conferma, oppure chiamare e registrare la telefonata. Se non l’hai chiesto tu, rispondi di no o chiama il servizio clienti: la procedura deve fermarsi.

I dati che servono a rifare la tua SIM non si danno a nessuno. Documento, numero di cellulare, password: una pagina o una telefonata che te li chiede tutti insieme, per qualunque ragione, va trattata come la prima mossa di questo copione.

Perché le regole non bastano

Dopo la delibera del 2021 cambiare la SIM di un altro è diventato più difficile. La sostituzione può chiederla solo il titolare, anche per le eSIM. Se la scheda è persa, rubata o guasta, quella nuova si chiede solo al proprio operatore, e il passaggio a un altro operatore viene dopo. Chi chiede la SIM va identificato con un documento d’identità e il codice fiscale, e l’operatore, prima di procedere, avvisa il numero e chiede conferma.

Ma la stessa delibera lascia due strade per andare avanti anche senza la conferma del titolare: la SIM dichiarata smarrita o rubata, se chi la chiede porta la copia di una denuncia, e la SIM guasta, se consegna la vecchia scheda. Già nel 2022, prima che le regole entrassero in vigore, la rivista Cybersecurity360 indicava come punto debole la SIM dichiarata smarrita, d’accordo con un esperto di sicurezza dei dispositivi mobili: chi ha un documento falso a tuo nome può presentarsi anche con una denuncia falsa. Per questo la difesa che non dipende dal negozio resta una sola, ed è la tua: accorgersi in fretta che il telefono ha perso la linea, e non aspettare.

Se è già successo

Da un altro telefono chiama il tuo operatore: chiedi di bloccare la SIM che non hai chiesto tu e di riavere il tuo numero, e fatti dire quando e dove è stata fatta la sostituzione. Poi la banca, al numero che hai sul retro della carta: blocco delle carte e dell’operatività online, e controllo dei movimenti degli ultimi giorni. Cambia la password della tua casella di posta da un dispositivo sicuro, perché è da lì che si recuperano tutte le altre.

Denuncia, con gli orari: quando il telefono ha perso la linea, quando hai chiamato l’operatore e la banca. Le operazioni partite senza la tua volontà si contestano per iscritto alla banca: la procedura, in ordine, è in le prime due ore.

Il secondo tempo di altri copioni

La SIM duplicata arriva spesso dopo un altro copione, e ne prepara un terzo. I dati vengono dal phishing o da una telefonata come quella del finto operatore bancario; i soldi finiscono su conti di prestanome come quelli descritti in il conto in prestito. E con il numero passa di mano tutto quello che si attiva con un codice via SMS, WhatsApp compreso se non hai attivato la verifica in due passaggi: è il caso in cui il messaggio dal numero vero parte davvero dal tuo numero.

Dove si segnala

Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.

Dove e come segnalare →

Fonti

Verificato il 2 ottobre 2026