Copione 38 · somme da sbloccare
«La somma è già a suo nome. Resta solo da pagare le spese.»
Una lettera, una email, una telefonata: sei erede di un parente che non sapevi di avere, hai vinto un premio a cui non hai partecipato, un acquirente vuole la tua multiproprietà, un fondo ha approvato il rimborso di quello che avevi perso. La somma è grande e ha già il tuo nome sopra. C’è solo un dettaglio, una spesa da anticipare: una tassa, un bollo, una parcella, una cauzione. Poi un’altra. La somma non arriva mai, perché non è mai esistita; le spese le hai pagate tutte.
La truffa più vecchia che c’è, e perché non muore
È l’antenata di tutte le altre. Prima della posta elettronica viaggiava per lettera, e ancora prima a voce: c’è un tesoro, un’eredità, un lascito, e per metterci le mani serve anticipare un poco di denaro. Il meccanismo non è cambiato in un secolo perché non poggia su una tecnica, poggia su una contabilità: una somma immaginaria, molto grande, contro una serie di pagamenti veri, piccoli. Ogni pagamento è ragionevole se confrontato con la somma. Nessuno lo è se confrontato con la realtà.
Il secondo pagamento è quello che decide tutto. Dopo il primo, smettere di pagare significa ammettere che il primo era perduto. Il truffatore lo sa e costruisce ogni nuova richiesta sulla precedente: la tassa di trasferimento ha fatto scoprire che serve un certificato, il certificato richiede una legalizzazione, la legalizzazione un deposito. Più hai già pagato, più è difficile fermarti, ed è per questo che la richiesta iniziale è sempre modesta.
Il copione, mossa per mossa
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Il contatto
Una email, una lettera con carta intestata e timbri, una telefonata, un messaggio sui social. Nella versione della multiproprietà sei tu ad aver lasciato i tuoi dati a chi diceva di poterla rivendere, e il contatto arriva mesi dopo, da un'«agenzia» o da un «avvocato» che ha già trovato l’acquirente. Nella versione del rimborso arriva dopo che sei già stato truffato una volta: chi ti chiama ha comprato l’elenco.
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Il pretesto
Una somma che ti spetta e che qualcuno sta custodendo per te: l’eredità di un omonimo morto senza testamento, una vincita a una lotteria «internazionale», il ricavato di una vendita già conclusa, un rimborso approvato da un fondo di indennizzo, un pacco di valore fermo in dogana, il profitto di un investimento pronto per il prelievo. I documenti sono curati: sentenze, certificati, lettere di banche, nomi di avvocati veri presi da albi veri.
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La leva: l’autorità e il guadagno
Chi scrive è un notaio, un avvocato, un funzionario di due governi diversi, una banca, un tribunale. E quello che promette non è un affare rischioso: è una somma già tua, che qualcuno di autorevole ti sta aiutando a incassare. Non stai investendo. Stai riscuotendo.
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L’isolamento: la riservatezza e la scadenza
Le pratiche ereditarie «sono riservate», la vincita «va tenuta segreta finché non è liquidata», l’acquirente «ha altre offerte e chiude entro venerdì». Il consiglio di sentire un avvocato tuo viene accolto con favore e poi reso inutile: l’avvocato lo mettono loro, e costa.
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Il canale irreversibile
Bonifici verso conti esteri o verso «l’avvocato incaricato», ricariche, carte regalo, criptovalute. Mai un pagamento a un ente pubblico attraverso un canale pubblico: la «tassa» si versa a una persona. Ed è una serie, non un pagamento solo: il copione è costruito per continuare finché hai qualcosa.
«Lei risulta unico erede di un nostro cliente deceduto senza testamento. Per avviare la pratica servono le spese di apertura della successione.»
«Il suo immobile in multiproprietà è stato venduto. Per sbloccare il ricavato deve versare le imposte di trasferimento, che le verranno rimborsate alla chiusura.»
«Il premio è già intestato a lei. Resta la tassa di riscossione, che per legge non possiamo trattenere dal montepremi.»
«Il fondo di indennizzo ha approvato il rimborso di quanto le è stato sottratto. Serve una cauzione di garanzia, restituibile.»
«È l’ultimo pagamento, glielo garantisco per iscritto.»
Chi ti deve dei soldi non te ne chiede. Un’eredità vera si liquida trattenendo le spese dall’attivo, non chiedendole all’erede per email. Un premio vero non ha una «tassa di riscossione» da pagare a chi lo consegna: le imposte sulle vincite le trattiene chi paga, alla fonte. Un acquirente vero della tua multiproprietà paga il notaio al rogito, non prima, e la legge vieta espressamente a chi si offre di rivenderla di incassare qualunque somma prima che la vendita sia avvenuta. Un rimborso vero non richiede una cauzione. Se per ricevere devi prima pagare, non riceverai.
Non esiste una vincita a una lotteria a cui non hai partecipato, e non esiste un fondo pubblico che ti rintraccia per restituirti quello che hai perso in una truffa. Chi ti contatta per restituirtelo è lo stesso gruppo, o chi ha comprato la lista.
La verifica, quando vuoi farla, si fa fuori dal canale: il notaio o l’avvocato si cercano sull’albo e si chiamano al numero dell’albo, non a quello sulla lettera; l’ente che ha «approvato il rimborso» si cerca per conto proprio. Ma la regola basta da sola, e non richiede nessuna verifica: la richiesta di una spesa anticipata chiude la conversazione.
A fine settembre 2026 la polizia di Menasha, nel Wisconsin, ha messo in guardia da una lettera che un residente aveva portato al comando: annuncia una vincita di 850.000 dollari e contiene già un assegno di quasi 9.000. Per ricevere il resto bisogna contattare il mittente e pagare tasse, commissioni o spese di pratica.
L’assegno è la mossa più astuta del copione, perché sembra smentire la regola qui sopra: per una volta il denaro arriva prima della richiesta. Ma un assegno non è denaro finché non è stato pagato. In Italia, quando lo versi, la banca lo accredita «salvo buon fine»: l’importo compare sul conto, e se poi l’assegno non viene pagato la banca lo toglie. Le tasse e le spese che hai versato nel frattempo, invece, sono partite davvero. Il segnale lo ha indicato la stessa polizia, e vale per qualunque copione: qualcuno ti manda un assegno e poi ti chiede di mandargli dei soldi. Fermati prima di versarlo, e chiedi alla tua banca, non al numero scritto nella lettera.
Perché la seconda volta si paga più volentieri della prima
A un estraneo che chiede cento euro si dice di no. A chi ha già i nostri cento euro, e ne chiede altri duecento per restituirci cinquantamila, si dice di sì molto più spesso: non per ingenuità, ma perché dire di no costa cento euro subito e certi, mentre dire di sì costa duecento euro forse. Il copione vive di questa asimmetria e non ha bisogno di altro. Le persone che hanno pagato dieci volte non erano dieci volte più ingenue: erano dieci volte più coinvolte.
Per lo stesso motivo funziona meglio su chi ha già perso qualcosa. La variante del «recupero» — il fondo, l’unità speciale, l’avvocato che ha rintracciato i responsabili — trova una perdita aperta e offre di chiuderla. Chi è stato truffato una volta è un bersaglio migliore, non peggiore, e le liste di chi ha già pagato si vendono proprio per questo.
Fermati al pagamento in cui ti trovi, qualunque sia il numero: quello «ultimo» non arriva mai, e ogni euro in più è perso allo stesso modo del primo. Non c’è nessuna somma da sbloccare, quindi non c’è nessun motivo di «arrivare fino in fondo».
Chiama la banca per il richiamo dei bonifici, poi mettilo per iscritto. Denuncia alla Polizia di Stato portando tutta la corrispondenza: le lettere con i timbri, i nomi degli «avvocati», le coordinate dei conti. Se hai firmato un contratto di rivendita della multiproprietà versando un anticipo, quel versamento è vietato dalla legge: contesta per iscritto e chiedi la restituzione, prima ancora della denuncia.
Se hai inviato copie dei tuoi documenti «per la pratica», considerali in circolazione. E aspettati la seconda telefonata, quella del recupero: adesso sai che cos’è.
Una variante fine si innesta su un credito reale. Hai davvero un rimborso fiscale in arrivo, hai davvero venduto qualcosa, aspetti davvero un pacco: il truffatore lo sa, o lo indovina, e aggiunge una spesa in mezzo. La regola non cambia: chi ti deve una somma vera la trattiene dalla somma, e un ente pubblico si paga con i suoi canali, mai con un bonifico a un privato. Il credito vero arriva lo stesso, senza il tuo anticipo.
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Dove si segnala
Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.
Fonti
- Codice del consumo (d.lgs. 6 settembre 2005, n. 206), art. 26, comma 1, lettera h) — è pratica commerciale in ogni caso aggressiva lasciar intendere che il consumatore abbia vinto o possa vincere un premio quando il premio non esiste o la sua riscossione è subordinata al versamento di denaro.
- Codice del consumo, art. 76 — contratti di multiproprietà e contratti di rivendita: divieto di qualunque versamento a favore dell’operatore o di terzi prima che la rivendita abbia effettivamente luogo (attuazione della direttiva 2008/122/CE).
- Codice civile, artt. 456 e seguenti — apertura della successione, chiamata all’eredità e forme dell’accettazione: nessuna eredità si acquista versando spese a un intermediario.
- Codice penale, art. 640 — truffa; art. 494 — sostituzione di persona; art. 498 — usurpazione di titoli.
- Polizia Postale — avvisi sulle finte eredità, sulle finte vincite e sui finti servizi di recupero dei fondi persi in precedenti truffe.
- Stampa statunitense, 8 settembre 2026 — operazione federale contro una rete internazionale di frodi sulla rivendita di multiproprietà (40 milioni di dollari): finti funzionari di due governi e identità di avvocati reali usate per riscuotere «tasse e spese» anticipate.
Verificato il 1° ottobre 2026