Copione 48 · il tuo conto

«Ti giro dei soldi, tu li mandi avanti e tieni il dieci per cento.»

A Bengaluru, in India, la polizia ha arrestato nel settembre 2026 tre persone per una truffa sugli investimenti da 93 lakh di rupie, circa centomila euro. Scavando ha trovato altro: 507 conti bancari — correnti, aziendali, fiduciari — che non appartenevano ai truffatori ma a gente comune, pagata per metterli a disposizione. I titolari venivano portati in un albergo e tenuti lì per una giornata intera mentre i soldi delle vittime passavano dai loro conti verso decine di altri, e infine verso un portafoglio di criptovalute; sui loro telefoni era stata installata un’app che inoltrava ai capi ogni SMS e ogni codice di sicurezza. Per il disturbo, l’equivalente di circa duemila euro a testa. È l’unico copione di questo sito in cui la vittima non perde soldi. Perde molto di più: il conto, la fedina penale, e il diritto di dire che non sapeva.

L’unico copione in cui non ti rubano niente

Ogni truffa che trovi in queste pagine ha bisogno di un punto d’arrivo per i soldi: un IBAN, una carta, un portafoglio. Il truffatore non può usare il suo, perché il primo bonifico contestato lo porterebbe alla sua porta. Gli serve il tuo. Il money mule — il «mulo» — è la persona che presta il proprio conto, la propria carta o la propria identità per far passare i soldi degli altri, in cambio di una percentuale o di una cifra fissa. Non è una vittima nel senso delle altre pagine: è il pezzo del meccanismo che rende irreversibile tutto il resto. Quando la signora della telefonata del finto operatore fa il bonifico «sul conto sicuro», il conto sicuro è il tuo.

Chi ti recluta lo sa, e sa anche un’altra cosa: quando la vittima denuncia, la banca e la polizia risalgono il bonifico. Il primo nome che trovano è il tuo. Il secondo, se ci arrivano, è quello di un altro mulo. I truffatori non ci sono mai. Per questo il conto in prestito vale così tanto per loro e così poco per te: ti pagano qualche centinaio di euro per prenderti tutto il rischio penale di un’organizzazione.

Il copione, mossa per mossa

  1. Il contatto: l’offerta di lavoro, o l’amico che «ha un giro»

    Un annuncio di lavoro da casa, su un sito di annunci o sui social: «responsabile pagamenti», «agente finanziario», «gestione incassi per clienti italiani», part-time, nessuna esperienza, un’azienda estera che «non ha ancora un conto in Italia». Oppure un messaggio diretto su Instagram o Telegram, rivolto a studenti e ragazzi: «guadagni 300 euro in un giorno, devi solo avere un conto». O ancora un conoscente, uno che «lavora con le cripto» e ha bisogno di un appoggio. In una versione più recente il contatto è la persona conosciuta online di una relazione a distanza: dopo settimane ti chiede di ricevere un bonifico per lei, «perché la sua banca ha un problema».

  2. Il pretesto: un lavoro semplice, tutto regolare

    Ricevi dei pagamenti dai «clienti», trattieni la tua percentuale, giri il resto dove ti dicono: un altro IBAN, un servizio di trasferimento di denaro, uno sportello di criptovalute, un portafoglio. C’è un contratto da firmare, con un logo e una partita IVA: serve a te, per sentirti in regola, non a loro. In una seconda versione il lavoro è ancora più corto: apri un conto online a tuo nome con la tua identità digitale, poi consegni le credenziali e la carta, oppure la carta prepagata che hai già. Ti pagano una volta e sparisci dal giro. Il conto no.

  3. La leva: il guadagno facile, e il fatto che non stai rubando a nessuno

    È la leva più efficace perché non ha bisogno di ingannarti del tutto. Molti muli intuiscono che qualcosa non torna, ma i soldi non sono loro, non li hanno presi a nessuno, e dieci per cento su bonifici da migliaia di euro è più di uno stipendio. Chi ha bisogno di soldi — studenti, disoccupati, persone indebitate, persone appena arrivate in Italia — è cercato apposta. Gli si spiega che è tutto legale, che la responsabilità è dell’azienda, e che la banca «fa domande solo per perdere tempo».

  4. L’isolamento: il telefono che non è più tuo

    Il conto deve restare tuo sulla carta e diventare loro nei fatti. Nella versione lieve ti dicono di non parlarne con la banca e di rispondere «bonifico a un amico» se te lo chiedono. In quella pesante, come in India, ti fanno installare un’app che inoltra a loro ogni SMS della banca e ogni codice usa e getta: da quel momento i bonifici li fanno loro, con la tua identità, e tu non vedi nemmeno cosa passa. La versione estrema è fisica: il titolare del conto viene tenuto in un albergo per il giorno delle operazioni, con il telefono in mano a un altro, «per sicurezza».

  5. Il canale irreversibile: il tuo nome sul bonifico

    Qui il canale irreversibile non è un pagamento che fai tu. È il tuo nome, il tuo IBAN e il tuo documento in cima a una catena di bonifici che parte dalle vittime. Quando una di loro denuncia — e denunciano quasi tutte — la banca blocca il conto e segnala l’operazione; la polizia convoca l’intestatario. A quel punto i soldi sono già in criptovalute o all’estero, chi ti ha reclutato ha cambiato numero, e l’unica persona con un nome e un indirizzo sei tu. La percentuale che hai trattenuto è la prova che hai partecipato.

Lo dice così

«È un lavoro semplice: ricevi i pagamenti dei nostri clienti italiani, li inoltri e tieni il dieci per cento.»

«Apri un conto con lo SPID, ci mandi le credenziali e la carta: 500 euro, e non devi fare altro.»

«È tutto legale, hai il contratto. Della parte fiscale ci occupiamo noi.»

«Se la banca chiede, sono soldi di un amico.»

«Vieni in albergo, ci vuole un giorno: le operazioni le facciamo noi dal tuo telefono, così non sbagli.»

La regola, e non ha eccezioni

Nessun lavoro vero consiste nel far passare dal tuo conto soldi di altri. Un’azienda che ha clienti in Italia ha un conto in Italia, o in qualunque Paese europeo, e li incassa lì: ci mette un pomeriggio. Se ha bisogno del tuo, è perché il suo non lo può usare. Non esiste una versione «regolare» di questo lavoro, con o senza contratto.

Il conto è tuo come la firma: non si presta, non si affitta, non si vende. Le credenziali, la carta e i codici che ricevi per SMS sono la tua identità davanti alla banca. Chi li usa, agisce a tuo nome; e chi li ha ceduti risponde di quello che è stato fatto. Il codice penale punisce il riciclaggio con la reclusione da quattro a dodici anni, e non chiede che tu sapessi da quale truffa venivano i soldi: basta che tu abbia potuto capirlo.

Perché sembra innocuo

Perché non c’è nessuna vittima davanti a te. Nelle altre pagine la truffa ha un momento in cui ti chiedono soldi tuoi, e quello è il momento in cui puoi accorgertene. Qui ti offrono soldi, e l’unica cosa che ti chiedono è di non pensare a chi appartenevano prima. La rivelazione arriva dopo, quando il conto viene bloccato per un bonifico che hai «solo girato»: scopri che la persona che lo ha mandato era una pensionata convinta di mettere al sicuro i risparmi, e che davanti alla banca e alla polizia il ricevente sei tu.

Il reclutamento non riguarda solo chi cerca lavoro. Le stesse persone che sono state truffate una volta vengono ricontattate con la proposta di «recuperare» i soldi facendo passare sul proprio conto quelli di altri, e alcune accettano. E chi ha aperto un conto per un’altra truffa — una piattaforma di investimenti, un lavoro a compiti — spesso ha già fornito credenziali e codici senza saperlo: quel conto è già in prestito.

Se hai già ricevuto o girato dei soldi

Fermati adesso: non girare altro, non prelevare, non spendere quello che è arrivato e non rispondere a chi ti mette fretta. Conserva i messaggi, gli annunci, il contratto e i profili di chi ti ha reclutato prima che spariscano. Poi vai tu dalla banca, per iscritto, e spiega cosa è successo: un conto che il titolare stesso segnala è una posizione diversa da un conto che la polizia trova a fine indagine. Se hai consegnato credenziali o carta, falle bloccare subito e cambia tutti i codici che passavano da quel telefono.

Presentati alla Polizia di Stato con quello che hai, e se puoi con un avvocato: la differenza fra chi collabora e chi aspetta di essere convocato si vede nel fascicolo. Non firmare niente con chi ti ha reclutato, non «restituire» niente a chi lo chiede, e non cercare di rimediare girando i soldi indietro al mittente: è un altro bonifico, e anche quello resta.

Il conto in prestito è il finale di quasi tutti gli altri copioni

Il bonifico della finta antifrode, la caparra dell’affitto che non esiste, i versamenti su una piattaforma di trading: arrivano tutti su conti come questo, e da lì ripartono a pezzi, in fretta, verso altri muli e verso le criptovalute, così che il richiamo del bonifico non trovi più nulla. È il motivo per cui in tutte le pagine di questo sito la prima ora conta più di tutto: il denaro resta su un conto italiano il tempo che serve al mulo per girarlo. E vale anche al contrario: se sul tuo conto arriva un accredito che non aspettavi, seguito da qualcuno che ti chiede di «rimandarlo indietro», stai per fare da mulo senza esserti candidato. Vedi il rimborso che non hai chiesto.

Dove si segnala

Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.

Dove e come segnalare →

Fonti

Verificato il 22 settembre 2026