Copione 47 · il canale: ricariche su carte prepagate
«Per la polizza furto vada in tabaccheria e faccia una ricarica su questa carta.»
A Ravenna, nel settembre 2026, un cittadino cerca online un’auto a noleggio e prenota su un sito che sembra quello di Europcar. Poco dopo lo chiama una persona che si presenta come dipendente della società: per completare il noleggio serve un pagamento aggiuntivo, una «assicurazione furto», da fare in tabaccheria. Lui paga. Lo scopre al momento del ritiro dell’auto, quando gli addetti gli dicono che nessuno ha mai chiesto quel pagamento e che la somma non è mai arrivata alla società. L’istruzione «in tabaccheria» era tutto il copione: un’azienda non riceve ricariche.
Perché la ricarica e non il bonifico
Una ricarica accredita denaro su una carta prepagata identificata da un numero. Si fa in pochi minuti, anche in contanti, allo sportello di una tabaccheria o di un ufficio postale, o dall’app; il denaro è disponibile subito dall’altra parte; e non c’è un richiamo da chiedere alla banca, perché non è un bonifico. Per chi truffa è quasi perfetta: non c’è un IBAN con il nome di una società da controllare, non c’è una fattura, non c’è un impiegato di banca che faccia una domanda su un importo insolito. C’è un numero di carta, e chi lo detta.
La carta è intestata a qualcuno, è vero: per la Polizia Postale il numero porta a un titolare. Per questo chi organizza le truffe usa carte aperte con documenti falsi, o intestate a persone che prestano il nome per una percentuale e non sanno, o fanno finta di non sapere, che cosa ci passa sopra. Il denaro viene prelevato o spostato nel giro di minuti. Quando la denuncia arriva, la carta è vuota.
È il canale che chiude molti copioni di questo sito: l’oggetto dell’annuncio che non arriva, la caparra dell’affitto che non esiste, il kit del finto lavoro, la «polizza» del noleggio, la spedizione del pacco. Poste Italiane lo scrive nelle sue avvertenze: diffida dei venditori che chiedono pagamenti con modalità diverse da quelle messe a disposizione dal sito, «ad esempio, bonifico istantaneo o ricarica di carta prepagata». Il pagamento fuori dal sito è la truffa; la ricarica è solo il suo modo più veloce.
Il copione, mossa per mossa
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Il contatto
Qualunque compravendita: un annuncio, un affitto, un noleggio prenotato su un sito clonato, un lavoro, un pacco. La ricarica non ha un contatto suo: arriva al momento di pagare, e spesso in una telefonata «di conferma» che segue la prenotazione, come a Ravenna.
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Il pretesto
Un motivo per non usare il pagamento normale: «il pagamento con carta sul sito non è andato a buon fine», «il nostro sistema è in manutenzione», «la polizza si paga a parte», «così non paga le commissioni», «è più veloce, e la consegna parte oggi».
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La leva: la normalità
La tabaccheria è un posto normale, la ricarica è un gesto che hai già fatto per il telefono o per un figlio, la cifra di solito è piccola rispetto al bene. Niente sembra un movimento di denaro verso uno sconosciuto: sembra una formalità.
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L’isolamento
«Le detto il numero della carta, resti in linea.» «Mi mandi la foto della ricevuta appena fatta.» Chi ti chiede la foto della ricevuta non ha bisogno di verificare niente: vuole sapere quando i soldi sono arrivati per spostarli subito.
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Il canale irreversibile
La ricarica. Nel momento in cui il tabaccaio stampa la ricevuta, il denaro è sulla carta di qualcun altro, e da lì sparisce.
«Per completare il noleggio serve l’assicurazione furto: la paga in tabaccheria, le spiego io come.»
«Il pagamento con carta sul sito non è passato. Facciamo con una ricarica, è più veloce.»
«Vada in tabaccheria e ricarichi questa carta: le detto il numero, resti in linea.»
«Così non paga le commissioni, e la consegna parte oggi stesso.»
«Mi mandi la foto della ricevuta, così le confermo subito la prenotazione.»
Un’azienda si paga con gli strumenti del suo sito e rilascia una fattura. Una ricarica su carta prepagata paga una persona. Chiunque ti chieda una ricarica al posto di un pagamento normale — per una polizza, una caparra, una spedizione, un kit, una commissione — non è l’azienda con cui credi di parlare, anche se ti ha chiamato subito dopo una prenotazione vera, con il nome giusto e i tuoi dati.
Se hai prenotato e ti chiamano per un pagamento in più, riattacchi e chiami tu l’azienda, al numero preso dal suo sito ufficiale scritto a mano, non da quello che ti ha appena chiamato e non dal sito su cui hai prenotato, che potrebbe essere la copia. Se il pagamento in più esiste davvero, te lo confermano e te lo fanno fare come tutti gli altri.
Il caso di Ravenna, letto al contrario
Il sito su cui il cittadino ha prenotato era una copia, e da lì è uscito il suo numero di telefono. La telefonata che è seguita aveva tutto per sembrare vera: il nome della società, i dati della prenotazione, un tono professionale, un pretesto plausibile in un noleggio (l’assicurazione contro il furto esiste davvero, e si paga davvero). L’unica cosa fuori posto era il modo: in tabaccheria. Federconsumatori, che ha reso noto il caso, lo dice con le parole giuste: massima attenzione quando vengono richiesti pagamenti aggiuntivi o urgenti per completare una prenotazione, «soprattutto qualora venga indicato di utilizzare modalità di pagamento particolari o non usuali». Non serviva riconoscere il sito clonato, che era ben fatto. Bastava riconoscere la ricarica.
La ricarica non si revoca. Conserva la ricevuta: contiene il numero della carta ricaricata, l’importo, l’ora e il punto vendita, ed è da lì che la Polizia Postale può risalire al titolare della carta. Denuncia subito, con la ricevuta, il numero da cui ti hanno chiamato, gli screenshot del sito e delle chat. Se hai anche inserito i dati della tua carta su un sito clonato, chiama la banca e falla bloccare.
Alla banca non c’è un’operazione da contestare: la ricarica l’hai fatta tu, in contanti o dalla tua carta, e non è un’operazione non autorizzata. È il motivo per cui la difesa sta tutta prima della ricevuta.
Quando sei tu a vendere. Un finto acquirente ti propone di «ricevere il pagamento» andando a uno sportello automatico e seguendo le sue istruzioni al telefono. Agli sportelli non si incassa niente da nessuno: Poste Italiane ricorda che al Postamat si possono fare pagamenti o prelievi solo dal proprio conto o dalla propria carta. Le «istruzioni» servono a farti fare un pagamento a lui.
Quando la ricarica è telefonica. Lo stesso canale esiste con le ricariche telefoniche e con i codici dei buoni prepagati, che si comprano in tabaccheria e si dettano al telefono: è la famiglia delle carte regalo, e la regola non cambia. Nessun ufficio, nessuna azienda e nessun venditore si fa pagare con un codice letto al telefono.
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Dove si segnala
Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.
Fonti
- Il Resto del Carlino, Ravenna, 18 settembre 2026, «Noleggia auto su falso sito Europcar. Finto operatore lo truffa sulla polizza» — prenotazione su un sito apparentemente riconducibile a Europcar, telefonata di un finto dipendente, «assicurazione furto» da pagare in tabaccheria, truffa scoperta al ritiro dell’auto; segnalazione e raccomandazioni di Federconsumatori sui pagamenti aggiuntivi o urgenti con modalità di pagamento particolari o non usuali.
- Poste Italiane, «Come difendersi dalle truffe» (guide per operare in sicurezza) — diffidare dei venditori che chiedono pagamenti con modalità diverse da quelle del sito, come bonifico istantaneo o ricarica di carta prepagata; i bonifici istantanei sono irrevocabili; presso gli ATM Postamat si possono effettuare pagamenti o prelievi solo dal proprio conto o dalla propria carta e non si può incassare da terzi; Poste Italiane e le Autorità non chiedono mai di trasferire denaro o di fornire dati e codici per «mettere in sicurezza» i risparmi.
- Codice penale, art. 640 — truffa; art. 494 — sostituzione di persona; art. 648-bis — riciclaggio, per chi mette a disposizione la carta.
Verificato il 19 settembre 2026