Copione 39 · il canale: carte regalo

«Compra cinque carte da cento e mandami la foto dei codici.»

Non è un copione con un contatto e un pretesto suoi: è il finale che si innesta su quasi tutti gli altri. Il finto capo in riunione, il parroco che prepara una sorpresa, l’ufficio che ti minaccia una sanzione, il tecnico che ti ha «sistemato il computer», la persona conosciuta online che non riesce ad accedere al suo conto: a un certo punto ti chiedono di andare in un negozio, comprare carte regalo e leggere o fotografare i codici. Quel codice è contante. Chi lo riceve lo spende o lo rivende in un minuto, e non c’è nessuna banca in mezzo a cui chiedere indietro niente.

Perché proprio le carte regalo

Un bonifico passa da due banche, lascia un nome, un IBAN, un orario, e nelle prime ore si può richiamare. Una carta regalo non passa da nessuna parte: è un codice che vale una somma nel negozio che l’ha emessa, e chi lo conosce la spende. Appena lo leggi al telefono o ne mandi la foto, il truffatore lo carica su un account suo o lo vende a chi compra codici a sconto, e in pochi minuti il valore è uscito dal paese. Nessun antifrode bancario ha visto niente, perché per la banca tu hai fatto un acquisto normale in un supermercato.

È il motivo per cui questo finale è cresciuto mentre le banche imparavano a bloccare i bonifici sospetti. Come il corriere che passa a ritirare, sposta l’incasso fuori dal circuito bancario: lì niente si può richiamare, e la vittima non ha nemmeno un’operazione «non autorizzata» da contestare, perché l’acquisto delle carte lo ha fatto lei, di persona, con la sua carta.

Il copione, mossa per mossa

  1. Il contatto

    Quello di un altro copione: un messaggio del titolare da un numero nuovo, una email del parroco o del presidente dell’associazione, una telefonata di un ufficio, il finto supporto tecnico, la relazione online che dura da mesi. Il contatto non è mai «compra carte regalo»: quella è l’ultima frase, non la prima.

  2. Il pretesto

    Una ragione per cui il pagamento deve avvenire proprio così. Il capo deve fare un regalo ai clienti e non ha tempo; il parroco vuole ringraziare i volontari e vuole che sia una sorpresa; la sanzione «si può saldare anche con PaySafeCard, così evita il fermo»; il tecnico accetta «solo carte, per la contabilità»; la persona amata non riesce ad accedere alla banca dall’estero. Ogni pretesto è costruito per far sembrare normale una cosa che non lo è mai.

  3. La leva

    Cambia con il copione ospite: l’obbedienza al capo, il senso del dovere verso la comunità, la paura della sanzione, la gratitudine per il servizio, l’affetto. Il finale delle carte regalo non ha una leva sua: usa quella che ha già funzionato fin lì.

  4. L’isolamento: la sorpresa e la cassiera

    Il segreto arriva vestito da cortesia: «non dirlo a nessuno, dev’essere una sorpresa», «resta in linea mentre compri, così ti guido». E c’è un passaggio che nessun altro copione ha: il truffatore sa che la cassiera potrebbe farti una domanda, e ti prepara la risposta. «Se chiedono, sono per i nipoti.» Se ti hanno istruito su che cosa dire a chi lavora in negozio, hai già la risposta a tutto.

  5. Il canale irreversibile

    Il codice. Grattato e letto al telefono, o fotografato e inviato. Da quel momento la carta è vuota e la persona che ha ricevuto il codice può essere ovunque. Non c’è un IBAN, non c’è un beneficiario, non c’è un richiamo: c’è uno scontrino.

Lo dice così

«Sono in riunione e non posso parlare. Fammi un favore: compra cinque carte Apple da cento euro per i clienti, poi mandami le foto dei codici. Ti rimborso oggi.»

«Sto preparando un ringraziamento per i volontari. Non dirlo a nessuno, dev’essere una sorpresa.»

«La sanzione si può saldare anche in PaySafeCard, così evitiamo il fermo amministrativo.»

«Se la cassiera chiede a cosa servono, rispondi che sono per i nipoti: a volte fanno storie.»

«Gratta il codice e leggimelo con calma, il resto lo faccio io.»

La regola, e non ha eccezioni

Nessun ente, nessuna azienda, nessun ufficio, nessun tecnico, nessun capo e nessun parroco si fa pagare con i codici di una carta regalo. Una carta regalo paga una cosa sola: un acquisto nel negozio che l’ha emessa. Non paga multe, tasse, cauzioni, parcelle, spese di spedizione, riscatti, debiti, e non «rimborsa» nessuno. Chiunque ti chieda i codici, per qualunque ragione e con qualunque tono, ti sta chiedendo contanti non tracciabili: la conversazione finisce lì.

Un regalo aziendale non si compra con i soldi del dipendente, e nessun titolare lo chiede per messaggio a una persona sola con l’obbligo del silenzio. Se il tuo capo vuole davvero delle carte regalo, lo dice a voce e le paga l’azienda.

E la domanda della cassiera non è un’invadenza. Sempre più negozi hanno istruito il personale a chiedere, a chi compra molte carte, se qualcuno gliele ha chieste al telefono: è l’ultima persona che può fermarti prima del codice, e il truffatore lo sa così bene da prepararti la bugia.

Perché la richiesta sembra piccola

Cinquecento euro in carte regalo sembrano meno di un bonifico da cinquecento euro. Non c’è un IBAN da copiare, non c’è la sensazione di «mandare soldi a uno sconosciuto»: c’è una commissione da fare al supermercato per una persona che conosci, e un rimborso promesso in giornata. La carta regalo toglie al pagamento tutto quello che lo fa sembrare un pagamento. Poi la cifra sale, perché la prima commissione è andata bene e la seconda ha un motivo.

Sulle persone anziane funziona un’altra cosa: la carta regalo è un oggetto, si compra in tabaccheria, si tiene in mano. Non sembra un movimento di denaro, e chi non usa la banca online non ha nemmeno l’idea che quel codice possa essere speso dall’altra parte del mondo un minuto dopo.

Se hai già letto o mandato i codici

Chiama subito il servizio clienti di chi ha emesso la carta — Apple, Google, Amazon, Steam, PaySafeCard, il negozio — e dichiara che i codici sono stati ottenuti con una truffa. Se il truffatore non li ha ancora spesi, alcuni emittenti riescono a bloccare il saldo residuo; ogni minuto conta e non c’è nessun altro a cui chiedere. Conserva le carte fisiche, lo scontrino e le foto dei codici: servono al blocco e alla denuncia.

Denuncia alla Polizia di Stato con i messaggi, i numeri, gli orari e i codici. Alla banca qui non c’è niente da contestare: l’acquisto delle carte lo hai fatto tu e non è un’operazione non autorizzata. Vale invece la pena avvisare il negozio dove le hai comprate, perché il personale possa fermare il prossimo.

E se ti hanno chiesto carte regalo, hai anche la risposta sul resto della conversazione: era una truffa dall’inizio, compresa la persona con cui parlavi da mesi.

La carta manomessa sullo scaffale

C’è anche una versione senza telefonate. Le carte esposte sugli scaffali dei negozi vengono prese, il codice viene copiato o la striscia viene sostituita, e la carta viene rimessa al suo posto. Chi la compra e la attiva alla cassa la trova vuota qualche ora dopo, perché il codice era già in mano a qualcun altro. Una carta regalo si prende dal fondo dello scaffale, si controlla che la copertura del codice sia intatta e che l’involucro non sia stato riaperto, e lo scontrino si conserva: è l’unica prova di quello che si è pagato.

Dove si segnala

Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.

Dove e come segnalare →

Fonti

Verificato il 12 settembre 2026