Copione 40 · investimenti
Il gruppo con i consigli di Borsa «esclusivi»
Il video ti arriva come pubblicità su Facebook, Instagram o TikTok. C’è un consulente finanziario che esiste davvero, con il suo nome e la sua voce, e ti invita a entrare in un gruppo WhatsApp per ricevere analisi riservate. Il volto è suo, la voce è sua, il video no: è un clone generato con l’intelligenza artificiale, e il gruppo lo gestiscono altri. La differenza rispetto alle truffe sugli investimenti che conoscevi è una sola, ed è quella che la rende difficile: nessuno ti chiede di mandare soldi a una piattaforma. Compri azioni vere, dal tuo conto titoli, nella tua banca di sempre. La truffa non sta nel bonifico. Sta nel titolo che ti dicono di comprare.
Non ti fanno spostare i soldi: te li fanno perdere sul mercato
Le difese che hai imparato sulle truffe finanziarie ruotano intorno a un gesto: non mandare denaro a una piattaforma sconosciuta. Qui quel gesto non c’è. Il denaro resta nel tuo conto titoli, l’ordine lo passi tu con l’app della tua banca, il titolo è quotato davvero su una Borsa americana e lo vedi salire e scendere sui siti finanziari. Tutto è reale, tranne il motivo per cui lo stai comprando.
Il meccanismo si chiama pump and dump: gonfia e scarica. Qualcuno ha comprato in anticipo, a prezzi bassissimi, grandi quantità di una società minuscola e quasi senza scambi. Poi convince migliaia di persone a comprarla nello stesso momento: gli acquisti concentrati fanno salire il prezzo (il pump). Sul picco, chi aveva comprato prima vende tutto in blocco (il dump), il prezzo crolla anche dell’ottanta o novanta per cento in pochi minuti, e chi è entrato per ultimo resta con azioni che non valgono più niente e che nessuno ricompra. I tuoi soldi non sono andati al truffatore con un bonifico: glieli hai comprati sul mercato, pagando le sue azioni molto più di quanto valessero.
È anche il motivo per cui la banca non può fare nulla. Non c’è un’operazione non autorizzata da contestare: l’ordine lo hai messo tu, consapevolmente, su un titolo regolarmente quotato. Il richiamo del bonifico, che in altri copioni è la prima cosa da tentare, qui non esiste.
Il copione, mossa per mossa
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Il contatto: la sponsorizzata con il volto rubato
Un annuncio a pagamento sui social, con un video in cui un analista o un consulente conosciuto — a volte un giornalista economico, un imprenditore, un volto televisivo — promette analisi esclusive a chi entra nel suo gruppo. La persona è vera e non ne sa nulla: video e voce sono clonati. Le piattaforme non verificano che chi compra l’annuncio sia davvero chi dice di essere, e accanto al nome vero compare a volte anche una finta spunta di verifica. Il link porta in un gruppo WhatsApp o Telegram, spesso chiamato «club» o «circolo di investimento».
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Il pretesto: l’accreditamento e il piccolo guadagno
Nei primi giorni il «maestro» parla di temi generali e di titoli importanti, con un tono da professionista. Poi indica un primo acquisto su una piccola società: un’operazione da poco, che si chiude con un profitto dimostrativo, un dieci per cento in qualche giorno. Adesso hai una prova, e la prova è tua: i soldi li hai visti nel tuo conto.
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La leva: la riprova sociale finta
Nel gruppo pubblicano ogni giorno schermate di guadagni e ringraziamenti al maestro. Sono complici e programmi automatici. Una «segretaria» ti scrive in privato per chiederti a che punto sei e per invitarti ad alzare la posta. I messaggi vocali sono sintetici, i report di analisi sono generati in serie da un chatbot. Ti chiedono la schermata dell’ordine eseguito, «per calcolare la commissione del cinque per cento sui profitti, che pagherai solo dopo aver incassato»: la commissione non esiste, la schermata serve a misurare quanto capitale puoi muovere.
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L’isolamento: i gruppi a compartimenti stagni
Chi entra dai social viene distribuito in decine di gruppi separati, che non si parlano. Serve a due cose. Se un gruppo viene chiuso, gli altri continuano; e i gruppi si possono usare uno contro l’altro, facendo comprare a uno mentre l’altro vende, così che il «guadagno» dei primi sia pagato con i soldi dei secondi. Tu vedi solo il tuo gruppo, dove tutti guadagnano. E ti hanno già spiegato perché non parlarne con la banca: «vogliono venderti i loro prodotti, non hanno interesse a farti guadagnare».
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Il canale irreversibile: l’ordine «al meglio» su una micro-cap
Dimostrata l’infallibilità, arriva l’affondo: la «prossima operazione imperdibile», da fare con una somma importante, cinquantamila euro o più, su una società sconosciuta, quotata su un listino secondario americano, con bilanci in sofferenza e scambi rarissimi. L’ordine va passato subito e al prezzo di mercato. Lo stesso ordine lo stanno passando in quel momento migliaia di persone negli altri gruppi. Il prezzo sale, chi ha organizzato tutto vende, il titolo crolla. Il giorno dopo il maestro parla di un evento di mercato «inaspettato» e propone la nuova operazione per recuperare, magari a debito.
«Entra nel mio gruppo: le analisi che pubblico qui non le trovi da nessuna parte.»
«Mandami la schermata dell’eseguito, così ti calcolo la commissione: la paghi solo sui profitti.»
«Domani alle 15:30, ordine al meglio. Non fare domande adesso, fidati del gruppo.»
«La tua banca ti dirà di non farlo: vogliono venderti i loro fondi.»
«È stato un evento inaspettato. Con la prossima operazione recuperiamo tutto.»
Nessun consulente finanziario iscritto all’albo dà segnali di trading in un gruppo di messaggistica. La consulenza vera passa da un contratto, con un nome, una società e un albo in cui verificarla: l’Albo unico dei consulenti finanziari tenuto dall’OCF. Un annuncio sui social non è una verifica, e la spunta accanto al nome nemmeno. Se un professionista vero ti interessa, lo cerchi tu, sul suo sito ufficiale e sull’albo, e da lì scopri in un minuto che non ha nessun gruppo WhatsApp.
Un titolo che ti dicono di comprare subito, di cui non sai niente, al prezzo che fa, è la mossa finale del pump and dump. Non conta quanto hai guadagnato sull’operazione precedente: quella era il costo che hanno pagato per arrivare a questa. E la schermata dell’ordine eseguito non si manda a nessuno: è la misura di quanto ti possono chiedere dopo.
Perché sembra sicuro
Perché lo è, in apparenza, sotto ogni controllo che sai fare. Il consulente esiste e ha una reputazione. Il titolo è quotato e lo trovi su qualunque sito. La banca è la tua. L’ordine lo passi tu. Nessuno ti ha chiesto un IBAN. Il primo guadagno è arrivato davvero, sul tuo conto, e lo hai potuto prelevare. Quando un copione supera tutte le verifiche che conosci, resta una domanda sola, e vale per tutti i copioni di questo sito: perché uno sconosciuto dovrebbe farti guadagnare? Un gruppo che regala consigli infallibili a migliaia di persone non ha un motivo per esistere. Quello vero è che quelle migliaia di persone sono la liquidità con cui qualcun altro vende.
Chi è dentro un gruppo così lo riconosce anche da un dettaglio: le società consigliate hanno sempre lo stesso profilo. Piccolissime, quotate su listini secondari americani, con sede in giurisdizioni lontane, con pochi scambi al giorno. Non è una scelta d’investimento: è la scelta di un titolo che si può gonfiare con poco.
Non comprare altro, e soprattutto non seguire il consiglio per «recuperare»: è la seconda parte dello stesso copione, e di solito la più costosa. Che cosa fare del titolo che hai in portafoglio è una decisione tua, da prendere con un consulente vero o con la tua banca, non con il gruppo. Fai le schermate delle chat, degli annunci e dei profili prima che vengano cancellati: servono alla denuncia.
Denuncia alla Polizia di Stato e manda un esposto alla Consob, che è l’autorità sulla manipolazione del mercato e sull’abusivismo finanziario. Segnala l’annuncio alla piattaforma e, se riesci, avvisa il professionista di cui hanno usato il volto: spesso non sa ancora di essere l’esca.
E aspettati una telefonata. Chi è finito in questi elenchi viene ricontattato dopo qualche settimana da un finto studio legale internazionale o da un’agenzia di «recupero fondi» che promette di riavere i soldi persi dietro un anticipo. Sono le stesse persone.
La versione precedente di questa truffa faceva spostare i soldi su una piattaforma estera «di trading», dove i guadagni erano numeri disegnati su uno schermo e il prelievo non arrivava mai: è il copione di investimenti e cripto, e gira ancora. La versione con le criptovalute usa il wallet al posto del conto titoli, e la firma al posto dell’ordine: la firma che svuota il wallet. Qui il salto è che non serve più inventare un investimento falso: basta falsificare chi lo consiglia.
Continua
Dove si segnala
Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.
Fonti
- D.lgs. 24 febbraio 1998, n. 58 (Testo unico della finanza), art. 185 — manipolazione del mercato: reclusione da uno a sei anni e multa da 20.000 a 5 milioni di euro per chi diffonde notizie false o pone in essere operazioni simulate o altri artifizi idonei ad alterare sensibilmente il prezzo di strumenti finanziari; pena aumentata (da due a sette anni) se il fatto è commesso mediante sistemi di intelligenza artificiale; art. 187-ter — sanzione amministrativa per la violazione del divieto di manipolazione di cui all’art. 15 del regolamento (UE) n. 596/2014.
- Regolamento (UE) n. 596/2014 (abusi di mercato), art. 12, par. 2, lett. d) — è manipolazione esprimere un’opinione su uno strumento finanziario attraverso i media, tradizionali o elettronici, avendo prima preso posizioni su quello strumento e traendo poi profitto dall’effetto dell’opinione sul prezzo, senza rendere pubblico il conflitto d’interesse; art. 15 — divieto di manipolazione del mercato.
- Codice penale, art. 612-quater — illecita diffusione di contenuti generati o alterati con sistemi di intelligenza artificiale (introdotto dalla legge 23 settembre 2025, n. 132); art. 494 — sostituzione di persona; art. 640 — truffa.
- Money.it, 18 settembre 2026, Salvatore Gaziano (consulente finanziario iscritto all’Albo OCF, vittima del furto di identità) — le cinque fasi del copione: sponsorizzate con video deepfake, accreditamento con un primo guadagno, gruppi WhatsApp separati, richiesta della schermata dell’eseguito «per la commissione del 5%», rilancio da 50.000 euro, acquisto coordinato di micro-cap del Nasdaq Capital Market e del NYSE, crollo, «recovery scam» successivo.
- Financial Markets Authority (Nuova Zelanda), dati riportati da B2B News, 11 settembre 2026 — 265 milioni di dollari sottratti con truffe sugli investimenti, di cui circa 126 milioni con pagamenti autorizzati dalle vittime; reclutamento via WhatsApp e Viber, promesse di rendimenti del 100%, deepfake di figure finanziarie credibili.
- Crypto Briefing, 16 settembre 2026 — Corea del Sud, primo semestre 2026: le perdite dei piccoli investitori crescono del 19,8%, la parte maggiore per le chat di «consigli azionari» che impersonano influencer finanziari noti e usano suggerimenti generati con l’IA.
- Organismo di vigilanza e tenuta dell’albo unico dei consulenti finanziari (OCF) — albo consultabile pubblicamente: è l’unico posto in cui verificare che un consulente sia tale.
Verificato il 19 settembre 2026