Copione 28 · ritiri a domicilio
Quando i soldi escono di casa a mano.
La telefonata è quella di sempre: la banca, la Procura, l’assistenza. Cambia il finale. Non ti chiedono un bonifico: ti dicono che passerà un incaricato a ritirare. Il contante già prelevato, i gioielli da mettere al sicuro, la carta da consegnare in una busta chiusa. Suona il campanello, una persona qualunque ritira e se ne va. Da quel momento non c’è nessuna operazione da richiamare, perché non c’è stata nessuna operazione.
Perché hanno smesso di chiedere il bonifico
Negli ultimi anni le banche hanno imparato a guardare i pagamenti mentre partono. Un bonifico istantaneo verso un beneficiario mai visto, di importo anomalo, disposto a un orario strano, spesso viene fermato, o fa scattare una telefonata di verifica, o resta appeso il tempo necessario perché qualcuno se ne accorga. Non è un sistema perfetto, ma funziona abbastanza da dare fastidio.
Questo copione risolve il problema alla radice: toglie la banca dal percorso del denaro. Se il contante lo prelevi tu, allo sportello, con la tua carta e il tuo codice, non c’è nessuna operazione sospetta: c’è un cliente che ritira i propri soldi, cosa che ha tutto il diritto di fare. Se i gioielli escono dalla tua cassaforte, non risultano da nessuna parte. Se la carta la consegni a mano, il prelievo che verrà fatto dopo sarà formalmente il tuo.
C’è un secondo vantaggio, dal loro punto di vista: il prelievo lo devi giustificare tu. Quando l’impiegato allo sportello chiede a cosa serve quel contante — e lo chiede, è un obbligo suo — la risposta gliela hanno già scritta al telefono: una macchina da comprare, un lavoro in casa, un aiuto a un figlio. Chi è dentro il copione la recita convinto, perché è stato istruito a considerare l’impiegato un ostacolo o addirittura un complice dell’indagine.
Il copione, mossa per mossa
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Il contatto
Uguale a quello degli altri copioni: la banca che segnala movimenti sospetti, la Procura con un’indagine a tuo nome, l’assistenza tecnica, la relazione a distanza durata mesi. Il ritiro fisico non è una truffa a sé: è il finale che si innesta su tutte.
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Il pretesto per il contante
Serve una ragione per cui i soldi debbano diventare oggetti. Le versioni ricorrenti: il conto è compromesso e il contante va custodito in un luogo sicuro; l’oro non è sequestrabile e va portato in deposito giudiziario; la carta è clonata e va consegnata all’incaricato per la distruzione; il pagamento all’estero non passa e serve un corriere.
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La leva: l’urgenza di chiudere
Il ritiro viene sempre fissato per oggi. È la mossa che impedisce la sola cosa che romperebbe tutto, cioè dormirci sopra o parlarne con qualcuno. Ti tengono al telefono mentre vai in banca, mentre torni a casa, a volte fino al momento in cui suona il campanello.
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L’isolamento: il codice di consegna
Ti danno una parola d’ordine da dire all’incaricato, o un numero di pratica. Ha una funzione doppia: dà alla scena un’aria di procedura, e ti mette nella posizione di chi partecipa a un’operazione riservata. Chi si presenta alla porta è quasi sempre una persona giovane, cortese, in giacca, con un tesserino plastificato; non sa nulla, è pagato a consegna.
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Il canale irreversibile
Il più irreversibile di tutti. Un bonifico lascia un beneficiario, un conto, un istituto: qualcosa da inseguire. Una busta consegnata sul pianerottolo non lascia niente. Nelle varianti recenti nemmeno il corriere è un complice: hanno mandato un normale autista di un servizio di trasporto, prenotato dall’app, a ritirare una busta «con dei documenti» dalla vittima.
«Non faccia bonifici, ci pensiamo noi: passa un nostro incaricato entro un’ora.»
«Prelevi in due filiali diverse per non far scattare le segnalazioni: è per la sua sicurezza.»
«Se in banca le chiedono, dica che deve comprare un’auto usata.»
«Metta la carta in una busta e la consegni chiusa: il nostro operatore le darà il codice pratica.»
«L’oro va messo al sicuro subito: quello sul conto glielo bloccano, quello in casa no.»
Nessuna banca, nessuna polizia, nessuna procura e nessun ente manda qualcuno a casa tua a ritirare denaro, oro o carte. Non esiste in nessuna procedura italiana. Non esiste il corriere della banca, non esiste l’incaricato della Procura, non esiste l’operatore che ritira la carta da distruggere. Una carta compromessa si blocca in un secondo dall’applicazione: non serve consegnarla a nessuno.
Il campanello non è una conferma. Il fatto che qualcuno si presenti davvero, in orario, con un tesserino e la parola d’ordine giusta, sembra la prova che tutto era vero. È il contrario: è la parte più economica della messa in scena. Mandare una persona a suonare costa cinquanta euro.
Se ti hanno detto che cosa rispondere all’impiegato di banca, quella frase da sola chiude la questione. Nessuna operazione legittima ha bisogno che tu menta a un intermediario. Se sei allo sportello e ti trovi in questa situazione, dillo all’impiegato: è addestrato a riconoscerla e non ha nessun motivo per giudicarti.
Chi suona alla porta spesso non sa niente
Il ragazzo che ritira la busta è quasi sempre l’anello più fragile e più visibile della catena. Molti sono stati reclutati con un annuncio di lavoro: ritiro documenti, rimborso spese, pagamento a consegna, nessuna esperienza richiesta. Alcuni capiscono e proseguono; altri si accorgono di cosa stanno facendo quando li ferma un carabiniere.
Per te questo significa due cose pratiche. La prima è che quella persona è identificabile: è arrivata con un mezzo, è passata sotto le telecamere del palazzo e della strada, spesso ha usato un’applicazione che registra la corsa. Se il ritiro è già avvenuto, è su di lei che si concentra la parte utile della denuncia.
La seconda riguarda chi cerca lavoro: se un annuncio propone di ritirare buste, contanti o pacchi da privati, o di ricevere soldi sul proprio conto e rigirarli, quel lavoro è il reato. Non è una zona grigia, ed è la persona che ritira quella che finisce in un fascicolo.
Chiama subito il 112 e denuncia: nelle prime ore c’è una possibilità concreta che quella persona venga intercettata, perché spesso fa più ritiri nella stessa giornata e nella stessa zona.
Scrivi mentre è fresco: ora esatta del campanello, aspetto, altezza, accento, che cosa ha detto, il codice pratica, marca e colore del mezzo, la targa se l’hai vista. Poi chiedi subito le registrazioni delle telecamere del condominio e dei negozi vicini: molte si sovrascrivono nel giro di pochi giorni, e la richiesta va fatta prima, non dopo.
Se hai consegnato la carta, bloccala immediatamente e contesta per iscritto ogni prelievo successivo. Se hai consegnato oro o gioielli, porta in denuncia le fotografie, le perizie e le ricevute d’acquisto che hai: è quello che rende identificabile la refurtiva nei controlli sui compro oro.
Conserva il telefono con la cronologia delle chiamate: numeri, orari, durata. Non cancellare niente, nemmeno i messaggi che ti fanno vergognare.
La versione più recente aggiunge un passaggio prima del ritiro. Non ti chiedono di consegnare il contante: ti dicono di andare a comprare oro fisico — lingotti, monete, da un banco metalli o da un compro oro — e di consegnare quello all’incaricato. A volte, in alternativa, di versare il contante in uno sportello automatico di criptovalute.
Il motivo è pratico. Un prelievo di decine di migliaia di euro in contanti fa domande allo sportello e lascia un segno; un bonifico a un banco metalli sembra un acquisto normale, e un lingotto è piccolo, anonimo e vale esattamente quanto costa. Chi lo ritira porta via il valore intero in una busta, senza che nessuna banca abbia visto un’operazione sospetta. Per rendere la cosa credibile, la storia intorno cambia poco: «l’oro è un bene rifugio, resta suo, glielo custodiamo finché le verifiche non sono concluse», oppure «un impiegato della sua filiale è coinvolto, non ne parli in banca».
La regola non cambia: nessuna autorità e nessuna banca ti fa comprare oro, e nessuna manda qualcuno a casa a prenderlo. Se in una telefonata compare la parola «oro», o l’indirizzo di un banco metalli, o uno sportello di criptovalute, sei nel finale di questo copione, qualunque sia stato l’inizio.
Il ritiro fisico compare anche fuori dalle telefonate d’emergenza: nelle relazioni sentimentali a distanza che a un certo punto chiedono di consegnare contante a un «collaboratore», negli investimenti in criptovaluta dove passa un incaricato a ritirare i soldi da versare, e nelle finte assistenze che mandano un tecnico a prendere il computer.
Il segnale è sempre lo stesso e non dipende dalla storia raccontata: il denaro deve smettere di essere elettronico e diventare un oggetto. Quello è il momento in cui ogni possibilità di recupero si chiude.
Non serve nemmeno un complice che suoni alla porta. Nel Regno Unito un uomo di 26 anni ha convinto per SMS diverse donne anziane di scrivere loro dalla banca, si è fatto dare i codici delle carte e poi ha mandato a ritirarle un’auto a noleggio con conducente prenotata con un’app, spiegando che faceva parte delle misure della banca «per proteggere i loro beni»: l’autista consegnava una busta senza sapere cosa contenesse. A una vittima sono rimasti quasi 5.000 sterline di scoperto e un prestito da 11.500 acceso a suo nome; il 18 settembre 2026 la Corte d’appello ha trasformato la pena sospesa in quattro anni e quattro mesi di carcere. Il detective che ha chiuso il caso lo ha riassunto in una frase, che vale identica qui: la banca non ti chiederà mai di confermare il PIN per telefono.
È la conferma di quello che dice questa pagina: chi ritira non sa niente, e non serve che sappia. Corriere, tassista, autista di un’app, fattorino di una spedizione «da inviare al centro di sicurezza»: il mezzo è indifferente. Quello che conta è il gesto di mettere una carta, un PIN o del contante in una busta per qualcuno che non conosci.
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Dove si segnala
Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.
Fonti
- Codice penale, art. 640 — truffa, e secondo comma n. 2 per il caso dell’ordine dell’autorità simulato; art. 494 — sostituzione di persona; art. 648-bis — riciclaggio.
- Codice penale, art. 640, comma 2-bis — aggravante quando ricorre la circostanza dell’art. 61, primo comma, n. 5 (minorata difesa).
- D.lgs. 21 novembre 2007, n. 231 — obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione delle operazioni sospette a carico degli intermediari.
- D.lgs. 27 gennaio 2010, n. 11 — operazioni di pagamento non autorizzate: onere della prova a carico del prestatore di servizi di pagamento.
- Banca d’Italia e Polizia di Stato — avvisi sulle richieste di prelievo di contante e consegna a incaricati che si presentano a domicilio.
Verificato il 22 settembre 2026