Copione 1 · telefonata

«Sono l’ufficio antifrode della sua banca.»

È il copione che in Italia sottrae le cifre più alte, e il motivo è semplice: non richiede che tu commetta nessun errore tecnico. Alla fine sei tu a premere «autorizza», in piena coscienza, convinto di star mettendo i soldi al sicuro.

Funziona perché ogni singolo elemento che useresti per verificare — il numero che chiama, il mittente dell’SMS, i tuoi dati, l’esistenza di un’operazione sospetta — è vero, o indistinguibile dal vero.

Come si presenta

Quasi sempre comincia con un SMS. Non arriva da un numero sconosciuto: arriva dal mittente della tua banca, e si posiziona dentro la stessa conversazione in cui hai i messaggi autentici degli anni scorsi, sotto quello vero che ti avvisava dell’ultimo accesso.

L’SMS

«Rilevato tentativo di bonifico di 1.480,00 EUR verso IT** **** non riconosciuto. Se non autorizzi, contatta subito il numero 06 ******.»

Nel giro di qualche minuto — a volte prima che tu abbia finito di leggere — arriva la telefonata. Sul display compare il numero verde della banca, quello stampato sul retro della tua carta. Chi parla è calmo, competente, non ha fretta nella voce: la fretta è tutta nella storia che racconta. Conosce il tuo nome, spesso le ultime quattro cifre della carta, a volte l’importo del tuo ultimo movimento reale.

Il punto tecnico da cui dipende tutto

Il numero che compare sul display non è un’informazione verificata. Chi telefona può dichiarare qualunque numero di partenza, e la rete lo mostra così com’è, esattamente come si può scrivere qualunque mittente sul retro di una busta. Lo stesso vale per il mittente alfanumerico degli SMS: è un’etichetta di testo, non un’identità, e il telefono raggruppa i messaggi per etichetta. È per questo che il messaggio falso finisce accanto a quelli veri.

Nessuna banca può impedirlo, e nessun operatore telefonico lo blocca del tutto. Di conseguenza: il numero che vedi non è mai una prova. Mai.

Cosa succede nei dieci minuti seguenti

L’operatore non ti chiede niente di sospetto, all’inizio. Ti chiede di confermare che non riconosci l’operazione — cioè ti chiede di dire di no a un addebito che non hai fatto. È la parte più insidiosa del copione: la prima cosa che ti viene chiesta è una cosa giusta, e dirla ti mette dalla sua parte.

Poi il copione si biforca. Le tre varianti in circolazione sono queste.

  1. Il «conto sicuro» — o di appoggio, o tecnico, o di transito

    «Per bloccare il bonifico dobbiamo spostare il saldo su un conto sicuro intestato a lei, poi tra 24 ore rientra tutto.» Ti guidano nell’app, passaggio per passaggio, mentre sei al telefono. Il bonifico lo fai tu, con le tue credenziali, autorizzandolo con la tua impronta.

    Non esiste. In nessuna banca, in nessun paese, esiste una procedura in cui il cliente sposta il denaro per proteggerlo. Se il conto va protetto, la banca lo blocca dall’interno: non ha bisogno di te.

  2. Lo «storno» del bonifico

    «Le è arrivato per errore un accredito di 2.000 euro destinato a un altro cliente: deve restituirlo con un bonifico istantaneo a questo IBAN, altrimenti risulta appropriazione indebita.» A volte l’accredito lo vedi davvero sul conto, perché arriva da un altro truffato poche ore prima.

    Uno storno vero lo fa la banca, in automatico, senza chiedere niente a nessuno. Un bonifico non si restituisce mai a mano su indicazione telefonica.

  3. Il codice «per annullare»

    «Le sto inviando un codice di annullamento, me lo legga.» Oppure: «Le arriverà una notifica sull’app, la approvi pure, serve a cancellare l’operazione fraudolenta.»

    I codici usa e getta non annullano niente: autorizzano. È l’unica cosa che sanno fare. Leggerne uno al telefono equivale a firmare, e approvare una notifica equivale a firmare due volte.

La contromossa che funziona sempre

Leggi il testo del messaggio, non solo il numero. L’SMS o la notifica della tua banca dice per esteso che cosa stai autorizzando: importo, beneficiario, tipo di operazione. Il truffatore lo sa, e ti dirà in anticipo di ignorarlo — «è un messaggio standard del sistema», «il testo è generico, non ci faccia caso».

Quella frase, da sola, chiude la telefonata. Nessun dipendente di banca ti dirà mai di non leggere quello che stai firmando.

Le varianti da conoscere

Come si chiude, correttamente

  1. Riattacca senza spiegare perché

    Non serve smascherare nessuno, non serve essere gentili. Interrompere è la mossa vincente e non ha nessun costo: se per assurdo fosse la banca vera, richiamando tu risolvi comunque.

  2. Richiama dal numero che hai tu, possibilmente da un altro telefono

    Il numero sul retro della carta, o quello dentro l’app: mai il numero indicato nell’SMS, mai richiamando l’ultima chiamata ricevuta. Sulle vecchie linee fisse analogiche chi ha chiamato può tenere aperta la linea per qualche minuto, così che tu senta il segnale e poi «il centralino» — se hai un cellulare, usa quello.

  3. Apri l’app e guarda i movimenti con i tuoi occhi

    Il bonifico sospetto di cui ti hanno parlato, nella quasi totalità dei casi, non esiste. Se invece esiste davvero, allora è la prova che qualcuno ha già le tue credenziali, e la telefonata da fare è ancora più urgente.

  4. Se hai già letto un codice o approvato una notifica

    Blocca subito lo strumento dall’app o dal numero verde e chiedi il richiamo dell’operazione. Poi segui la procedura completa: cosa fare quando i soldi sono già partiti.

Una difesa nuova, dal 2025

Dal 9 ottobre 2025, nei pagamenti in euro, la banca deve controllare che il nome del beneficiario che hai indicato corrisponda all’intestatario dell’IBAN e avvisarti se non corrisponde. Nel copione del «conto sicuro» quell’avviso compare quasi sempre, perché il conto non è mai intestato a te.

Al telefono ti diranno che è un errore del sistema, o che l’intestazione è quella della filiale. Non lo è. È l’unico momento in cui il sistema ti sta dicendo la verità.

Dove si segnala

Questo sito non raccoglie segnalazioni, non risponde a messaggi e non ha moduli di contatto. Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca.

Dove e come segnalare →

Fonti

Verificato il 19 agosto 2026