Recensione · me l’avete chiesto voi · aggiornata il 19 settembre 2026

lifetimecloud.me è una truffa? No.

Sono arrivate parecchie domande su lifetimecloud.me: uno spazio cloud che si paga una volta sola e resta tuo per sempre, con la cifratura fatta dentro il browser. La domanda era sempre la stessa, e messa quasi sempre con le stesse parole: è una truffa? La risposta è no. L’ho comprato con i miei soldi, lo uso, e il 19 settembre sono tornato a ricontrollare tutto da capo, perché la recensione di un servizio «a vita» scritta dopo pochi giorni vale poco: quella che conta è la seconda. Qui sotto c’è su che cosa baso la risposta, che cosa è cambiato in tre settimane, e le cose che continuano a non convincermi.

La risposta in breve

Non è una truffa, e tre settimane dopo lo è ancora meno. Il servizio esiste, si paga con un circuito di pagamento vero, funziona dal primo minuto e si può provare gratis prima di tirare fuori un euro. Dal 30 agosto, quando ho scritto la prima versione di questa pagina, ha pubblicato dodici aggiornamenti in un registro pubblico, ha rinnovato il certificato del sito, ha messo online un’app scaricabile, e la domanda tecnica che avevo lasciato aperta qui sotto ha oggi una risposta scritta nelle sue FAQ. Niente di quello che questo sito descrive come copione — la fretta, il canale di pagamento irreversibile, la richiesta di accesso al tuo computer, il segreto da mantenere — compare da nessuna parte.

Questo però non vuol dire «compratelo». Vuol dire una cosa più precisa: i vostri soldi non finiscono a un truffatore, ma finiscono su una promessa lunga fatta da un venditore giovane, e la differenza fra le due cose è tutta questa pagina. In queste tre settimane un paio di cose sono anche peggiorate, e le trovate più sotto insieme alle altre riserve.

Trasparenza: ho pagato il piano di tasca mia, al prezzo pubblico. Non ho alcun rapporto con chi vende il servizio e non ricevo compensi. Il collegamento al sito del servizio, qui sotto, è un link normale: non è un affiliato, non è sponsorizzato e non mi frutta niente. Vale anche per questo aggiornamento.

Che cosa è cambiato dal 30 agosto

Il modo più semplice per capire se un servizio è vivo è guardare se si muove. Su lifetimecloud.me c’è una pagina «Novità» che funziona da registro dei rilasci: al 19 settembre conta venti voci, dal 16 agosto al 18 settembre, dodici delle quali pubblicate dopo la mia prima verifica. Non le ho prese per buone sulla parola: dove si poteva controllare da fuori — i limiti dei piani che il sito legge dal server, i prezzi, il file dell’app, il certificato, le condizioni — ho controllato.

Le cose che contano per chi lo usa: il limite per singolo file è passato da 1,5 a 5 GB su tutti i piani a pagamento, e i caricamenti vanno a blocchi, quindi se cade la connessione riprendono da dove erano; foto, video, audio e PDF si aprono nel browser senza scaricarli, con le anteprime generate sul vostro computer dopo la decifratura, che è l’unico modo coerente con la promessa zero-knowledge; il recupero dell’accesso con la chiave di recupero è dichiarato attivo dal 12 settembre; lo spazio si monta come una cartella su Mac e Windows; c’è un’app Android che si scarica dal sito (versione 1.2.0, in revisione su Google Play, prevista per ottobre); e il sito parla cinque lingue. Si paga anche con PayPal, oltre che con carta.

Sono cambiate anche le carte. I Termini di servizio portano ora la data del 30 agosto e hanno una sezione intera, la quinta, intitolata «Durata del servizio e cessazione»: lo spazio comprato non si riduce, i piani a vita non si trasformano in abbonamenti, i cambi di prezzo valgono solo per chi compra dopo, e un peggioramento dei limiti tecnici va annunciato con trenta giorni di preavviso. Il rimborso è di quattordici giorni in tutti i punti del sito — la contraddizione fra quattordici e trenta che avevo segnalato è sparita — e la procedura è scritta: disposto entro due giorni lavorativi, poi i tempi del circuito della carta. L’informativa privacy dice dove stanno i dati, in Germania, e che c’è un secondo backup cifrato presso un altro fornitore; e dice anche, con una franchezza che non mi aspettavo, che il servizio «è gestito da una singola persona» e non è mai stato sottoposto a un audit di sicurezza indipendente.

La domanda tecnica che avevo lasciato aperta — come convivono l’accesso WebDAV e la cifratura nel browser — oggi ha una risposta nelle loro FAQ, ed è la risposta scomoda: via WebDAV i file arrivano da voi così come sono, nessun client li cifra prima, e quindi sui loro server restano leggibili; per avere la stessa protezione dell’app bisogna cifrarli prima con rclone crypt o Cryptomator. È esattamente quello che sospettavo, e preferisco un venditore che lo scrive a uno che lascia credere il contrario.

Infine il servizio è comparso su StackSocial, un rivenditore americano di licenze a vita: 1 TB a 39,99 dollari. Non è una garanzia di qualità, ma è un altro pezzo di realtà: un soggetto terzo che incassa, consegna i codici e risponde dei propri rimborsi. Se comprate lì, valgono le regole di rimborso del rivenditore, non i quattordici giorni del sito: lo dicono i Termini stessi.

Che cos’è, e quanto costa

Il servizio è lifetimecloud.me. È uno spazio di archiviazione online cifrato, venduto con un pagamento unico invece che con un abbonamento. I file vengono cifrati con AES-256-GCM dentro il browser, prima di partire dal vostro computer: la chiave nasce dalla vostra password e sul server arrivano solo dati illeggibili. I server sono dichiarati in Germania, con un secondo backup cifrato presso un altro fornitore, e l’IVA è inclusa nel prezzo.

Al 19 settembre 2026 i piani a pagamento sono tre: 1 TB a 49 euro, 2 TB a 79 euro — indicato come offerta fino al 30 settembre, poi 99 — e 5 TB a 299 euro, quest’ultimo a posti contati ogni mese. C’è un piano gratuito da 1 GB, cinquanta file al massimo e cinquanta megabyte per file, che serve a provarlo. Si paga con Stripe, carta o PayPal, in euro, dollari o sterline, con l’importo addebitato esattamente come mostrato. I prezzi cambiano spesso: il 30 agosto erano 149 e 229 euro, e ne parlo fra le riserve.

Nel prezzo ci sono: file singoli fino a 5 GB e numero di file illimitato, autenticazione a due fattori, cronologia delle versioni per un anno, un editor di file dentro il sito, la condivisione familiare (tre o cinque membri a seconda del piano) e — per me la voce più importante di tutte — l’accesso via WebDAV, cioè con rclone, Cyberduck o montando lo spazio come un disco, con l’avvertenza detta sopra su che cosa vede il server per quella via. Alla registrazione viene generato un codice di recupero: è l’unico modo di rientrare se dimenticate la password, e va messo subito nel gestore di password.

Perché non è una truffa

Non lo dico perché mi è simpatico. Lo dico perché mancano, una per una, tutte le cose che rendono una truffa una truffa — e che trovate descritte una per una nelle altre pagine di questo sito.

  1. I soldi passano da un circuito vero

    Si paga con Stripe, con carta o PayPal, oppure con un codice comprato da un rivenditore. Non è un bonifico a un conto personale, non è una ricarica su una prepagata, non sono criptovalute, non sono carte regalo. È la differenza strutturale più importante fra un’impresa e un truffatore: un truffatore ha bisogno di un canale da cui i soldi non tornano indietro, e un processore di pagamento è esattamente il contrario — lascia una traccia, ha un titolare identificato dietro, e permette di contestare.

  2. La merce arriva subito, e si può provare prima

    Paghi e lo spazio c’è. E soprattutto c’è un piano gratuito: potete registrarvi, caricare qualcosa, provare l’esportazione e decidere dopo. Una truffa non vi lascia mai verificare prima di pagare, perché è proprio la verifica che non deve avvenire.

  3. Nessuna fretta e nessun isolamento

    C’è un contatore da offerta, che è marketing — e, come vedrete fra le riserve, un contatore che si sposta. Ma non c’è niente della quarta e quinta mossa del copione: nessuno vi telefona, nessuno vi chiede di non parlarne con la banca, nessuno vi chiede l’accesso al computer, nessuno vi mette addosso una scadenza di due ore. Il contatore lo potete ignorare; il resto non c’è.

  4. Ci sono condizioni scritte, e vi danno dei diritti

    Termini di servizio e informativa privacy esistono, sono leggibili, sono datati, e in tre settimane sono migliorati. C’è un rimborso di quattordici giorni dichiarato in ogni punto del sito, che si aggiunge al recesso che la legge vi dà comunque nei contratti a distanza, e c’è scritto come si ottiene. C’è la clausola che dice che la responsabilità non supera quanto avete pagato: è una limitazione a loro favore, ma è scritta, ed è scritto anche che non tocca i diritti che la legge vi riconosce. E ci sono la legge italiana, il foro del consumatore e la piattaforma europea per le controversie online.

  5. Potete portare via i vostri dati con strumenti standard

    Il supporto WebDAV significa che i vostri file si tirano fuori con rclone, che è software libero e non è loro. Non siete chiusi dentro un formato o dentro un tasto «esporta» che potrebbe non esserci: la via d’uscita esiste ed è la stessa che usereste con qualunque altro fornitore. È la cosa che più di tutte distingue un servizio serio da una trappola. E adesso vi dicono anche il prezzo di quella porta: per quella via i file sul server sono in chiaro. Un’uscita di cui si conosce il costo vale più di un’uscita di cui non si sa niente.

  6. Hanno messo per iscritto che cosa succede se chiudono

    I Termini dicono che se il servizio cessa avrete almeno novanta giorni di preavviso via email, che per tutto quel periodo potrete scaricare tutto senza limiti aggiuntivi e che nessun dato viene cancellato prima. È una clausola che la stragrande maggioranza di chi vende «a vita» non scrive da nessuna parte. Su questo punto però c’è una riserva seria, più sotto: il 30 agosto avevo letto dodici mesi.

  7. Tre settimane dopo è ancora lì, e si muove

    Per un’offerta «a vita» l’unica prova che conta è il tempo, e tre settimane non sono niente. Ma la direzione si vede: dodici rilasci pubblicati e verificabili, il certificato del sito rinnovato il 13 settembre, un’app che si scarica davvero, condizioni riscritte in meglio, cinque lingue. Una vetrina costruita per incassare e sparire non fa manutenzione.

Le cose che non mi convincono, e ve le dico lo stesso

Una recensione che elenca solo i pregi non vale niente, e su un sito che parla di truffe varrebbe meno di niente. Queste sono le cose che ho trovato guardando dove di solito non si guarda: rispetto al 30 agosto una è sparita, una è peggiorata e due sono nuove. Nessuna di queste è indizio di truffa; sono i motivi per cui il mio giudizio è «non è una truffa» e non «state tranquilli».

Chi vende continua a non avere un nome

È il punto che pesa di più, ed è rimasto tale e quale. Nei Termini il servizio «è gestito da un soggetto con partita IVA 12006231000», nell’informativa privacy il titolare del trattamento è identificato allo stesso modo, e nella pagina «Chi siamo» c’è un organigramma di cinque ruoli — fondatore, marketing, consulente legale interno, sviluppo, assistenza — senza un nome, con la promessa che «presto aggiungeremo nomi e foto reali». La stessa informativa, poche righe più in là, dice che il servizio è gestito da una singola persona. Le due cose non stanno insieme, e nessuna delle due è una denominazione con una sede.

Chi vende online deve pubblicare denominazione, sede e partita IVA, e l’informativa privacy deve identificare il titolare: qui manca ancora la metà. Il numero ha il codice di controllo corretto; al 19 settembre continua a non risultare negli archivi europei VIES, che però coprono solo chi si è iscritto per le operazioni intracomunitarie, quindi da solo non prova niente. Il punto non è il sospetto: è che se un giorno doveste far valere qualcosa, dovreste prima scoprire contro chi.

Il preavviso di chiusura è passato da dodici mesi a novanta giorni

Il 30 agosto avevo scritto che alla domanda «e se chiudete?» le loro risposte promettevano almeno dodici mesi di preavviso, e l’avevo indicata come la cosa migliore che avevano. Oggi i Termini — aggiornati proprio il 30 agosto — e le FAQ dicono novanta giorni. Novanta giorni per scaricare tutto sono ancora più di quanto scriva quasi chiunque venda «a vita», e per un terabyte bastano. Ma è un terzo di quello che avevo letto, ed è la clausola che conta di più in un acquisto che si misura in anni: una promessa che si accorcia nelle prime settimane è un dato, e ve lo devo. Se comprate, salvate la versione dei Termini del giorno in cui pagate.

Il contatore scade, e poi riparte

Il contatore dell’offerta l’avevo liquidato come marketing ordinario. Ho controllato meglio, e va detto per intero. Il blog del servizio, il 12 agosto, annunciava che dal 1° settembre l’1 TB sarebbe tornato a 179 euro e i 2 TB a 279, spiegando che «uno sconto che non finisce mai non è uno sconto, è il prezzo». Il 30 agosto la pagina dei piani diceva 149 e 229. L’8 settembre — ce n’è una copia nell’archivio web — l’offerta sui 2 TB a 79 euro «scadeva il 10 settembre»; il 19 settembre la stessa offerta, allo stesso prezzo, «scade il 30 settembre», e quella sull’1 TB a 49 euro si è spostata dal 13 al 20.

Per voi la conseguenza è semplice: il prezzo è quello che vedete, ma la data non è un motivo per decidere oggi. Lo dico anche perché la legge mette il dichiarare falsamente che un’offerta sta per finire fra le pratiche considerate ingannevoli in ogni caso: non so dire se sia questo il caso, so che in undici giorni le date si sono spostate tutte e due. Aggiungo, per lo stesso motivo, che i post del blog di agosto parlano ancora di trenta giorni di rimborso e di file fino a 10 GB, mentre i Termini dicono quattordici e cinque: il testo legale è presidiato, il resto meno.

Il servizio è nuovo, e «per sempre» è una parola lunga

Il certificato del sito è stato emesso per la prima volta a metà luglio 2026 e rinnovato il 13 settembre; le condizioni portano la data del 30 agosto. Stiamo parlando di settimane, non di anni, dietro una promessa che si misura in decenni. Non è una colpa: tutti cominciano. È però il motivo per cui i 49 o i 79 euro vanno considerati una scommessa e non un acquisto.

E c’è la contraddizione che trovate identica in quasi tutte le offerte a vita: il titolo dice «per sempre», l’articolo 10 delle condizioni dice che non è garantita la continuità del servizio e che il servizio non sostituisce un backup. Va detto che stavolta lo scrivono anche all’articolo 4, in una frase che gli fa onore: «Non promettiamo che il Servizio esisterà per sempre, perché nessuno può prometterlo onestamente». La seconda frase è sempre quella che conta.

Vende riservatezza e apre la pagina con i raccoglitori pubblicitari

Anche questo è rimasto: la pagina d’ingresso carica gli strumenti di Google (statistiche e annunci), di Meta e di Reddit appena la aprite, prima di chiedervi qualsiasi consenso; l’ho riverificato il 19 settembre. La cifratura dei file non c’entra e resta quello che dichiarano: il tracciamento riguarda la navigazione, non i contenuti. La novità è che adesso l’informativa li nomina uno per uno e annuncia uno strumento per scegliere, «in arrivo»: meglio di prima, ma in Italia il consenso preventivo per gli strumenti non tecnici non è facoltativo, e «in arrivo» non è un consenso.

I backup stanno in Europa, oppure negli Stati Uniti

La home dice che i file «non lasciano mai la giurisdizione europea»; la tabella dei fornitori nell’informativa privacy mette hosting e backup nell’Unione Europea; ma il paragrafo 4.1 della stessa informativa parla della «copia di backup conservata negli Stati Uniti». Per i vostri file cambia poco, perché la copia è cifrata e senza la vostra password non la legge nessuno, da nessuna parte. Cambia per chi sceglie il servizio proprio perché europeo: quella promessa, oggi, è scritta in due modi diversi, e la scheda su StackSocial ne aggiunge un terzo, «in Italia». Se per voi conta, chiedeteglielo prima di pagare.

Come lo uso io

Lo tratto come una seconda copia, mai come l’unica. Le cose che non posso perdere stanno anche altrove, su un supporto che è mio: è la stessa regola che vale per qualsiasi servizio online, incluso quello del fornitore più grande del mondo, e non ha niente a che vedere con la fiducia in questo o quel venditore. È scritto nelle loro stesse condizioni, del resto.

Il codice di recupero l’ho salvato nel gestore di password il giorno stesso: senza quello, se dimenticate la password, i file non li recupera nessuno — ed è la conseguenza diretta e voluta della cifratura fatta bene. Ho provato l’esportazione con rclone appena comprato, prima di caricarci qualcosa di serio, per essere sicuro che la porta d’uscita si aprisse davvero. Consiglio a tutti di fare quella prova prima, non il giorno in cui serve.

Se decidete di comprarlo

Non sto dicendo di comprarlo e non sto dicendo di non comprarlo: questo sito non consiglia prodotti, e il conto in fondo è vostro. Sto rispondendo alla domanda che mi avete fatto, che era un’altra. Se però decidete di prenderlo, queste quattro cose fatele subito, e valgono per qualunque offerta a vita.

Conservate la ricevuta e una copia delle condizioni come sono il giorno in cui pagate: cambiano — in tre settimane è successo davvero, ed è scritto sopra — e nessuno vi avvisa di quale versione avevate accettato. Salvate il codice di recupero fuori dal servizio. Provate l’esportazione entro i primi giorni, quando siete ancora dentro il termine per il rimborso e potete tornare indietro senza discutere. E non metteteci dentro l’unica copia di niente.

Considerate i 49 o i 79 euro come una cifra che potreste perdere. Se a quelle condizioni il conto vi torna — a me è tornato — è un buon acquisto. Se vi torna solo a patto che il servizio duri vent’anni, allora non è il prodotto giusto, e non lo è nessun prodotto venduto a vita.

Questa pagina invecchia

Quello che c’è scritto qui l’ho verificato il 30 agosto 2026 e di nuovo il 19 settembre 2026, e fra le due date qualcosa era già cambiato, in meglio e in peggio. Prezzi, condizioni e assetto societario cambiano, e una recensione che resta ferma diventa falsa da sola: se state leggendo molto dopo quella data, ricontrollate voi i tre punti che contano davvero — se in fondo al sito è comparso un nome d’impresa, quanti giorni di preavviso promette oggi la clausola di cessazione, e quanto costa oggi, senza guardare il contatore.

Dove si segnala

Le truffe si denunciano alla Polizia di Stato; le operazioni non autorizzate si contestano per iscritto alla propria banca. Questo sito non raccoglie segnalazioni di truffe subite e non risponde a richieste di assistenza.

Dove e come segnalare →

Fonti

Verificato il 19 settembre 2026